“Ma io mi candido!”


Marco Montanari è uno studente impegnato nel movimento dell’Onda. Da alcuni anni fa parte di Sinistra Critica, una forza politica “nata con l’ambizione di creare le condizioni di una ricomposizione politica, e quindi di rimettere insieme i pezzi della sinistra, sia a livello sociale che politico”. In vista delle elezioni amministrative bolognesi, Sinistra Critica ha aderito al progetto di Bologna Città Libera, che si propone di raccogliere le forze che in questo momento sono disperse al di là del Pd e che si pongono in alternativa ad esso. Marco ha deciso di andare oltre, di mettersi in gioco personalmente candidandosi nella lista che sostiene Valerio Monteventi nella sua corsa a Palazzo d’Accursio. E lo ha fatto, dice, “con grande convinzione”.viaEmilianet ha voluto incontrare Marco Montanari per chiedergli il perché di questo impegno, il motivo per cui ha scelto, a soli 23 anni, di rappresentare la sinistra in un momento così difficile della sua storia. Pensi che la sinistra abbia bisogno dei giovani per ripartire e per riuscire a intercettare chi si sente deluso e ha deciso di non votarla più?Un ricambio è fondamentale. Per ricostruire la sinistra è necessaria una nuova generazione politica, non solo in senso anagrafico. I giovani sono sempre una risorsa importantissima e gli studenti in particolare rivestono secondo me un ruolo nevralgico in questo processo di cambiamento. Ma bisogna fare di più, occorre cercare di coinvolgere e di favorire la partecipazione di chi fino ad oggi non si è mai rimboccato le maniche e non si è mai impegnato in prima persona. Tutto questo per superare i fallimenti che la sinistra ha vissuto fino ad oggi, gli errori e i problemi che ha dovuto affrontare. Tra le colpe della sinistra c’è anche quella di non aver saputo farsi carico, nelle elezioni di un anno fa, delle esigenze delle fasce più deboli della popolazione, e quindi anche dei bisogni degli studenti. Cosa ne pensi?Questo è un problema che effettivamente esiste e che deriva da un’incoerenza di fondo nelle scelte che sono state fatte a sinistra. Penso in particolare penso a Rifondazione Comunista, con cui ho condiviso una fase del mio percorso politico, che secondo me è la maggiore responsabile degli errori commessi. Il problema nasce quando ci si schiera a fianco di determinate istanze o di determinati settori della popolazione, e poi, una volta eletti, si agisce nella direzione esattamente opposta. Io penso che la partecipazione della cosiddetta sinistra alternativa ai due anni di governo Prodi abbia acutizzato questo distacco tra la sinistra politica e le fasce di popolazione che pretende di rappresentare. Un esempio emblematico è stato, in questo senso, il discorso relativo alla guerra: mentre la sinistra scendeva in piazza per manifestare contro le missioni militari all’estero, in Parlamento votava a favore del loro rifinanziamento. E questa incoerenza ha pesato. Non è stato l’unico fattore, perchè ne esistono altri di più lungo periodo, però ha sicuramente contribuito a far nascere delle tensioni forti. La sinistra non ha saputo far valere un’utilità sociale, non è stata utile alle fasce più deboli della popolazione, alle classi sociali più disagiate. E questo è secondo me il punto fondamentale.Allora perchè Sinistra Critica, che si è sempre posta come alternativa alla sinistra di governo, non si presenta alle elezioni europee del 6 e 7 giugno?Noi abbiamo tentato di trovare un accordo con Rifondazione Comunista, con i Comunisti Italiani e con altre forze per poter presentare alle elezioni europee una lista unitaria che mostrasse dei caratteri di discontinuità con il passato, quindi che si ponesse radicalmente in alternativa al Pd e si imponesse di darsi un codice etico, un tetto agli indennizzi degli eventuali eletti. Non è stato possibile perchè la scelta delle principali forze politiche coinvolte, quindi Rifondazione e Comunisti italiani, è stata all’insegna della continuità con il passato. Per questo abbiamo deciso di saltare un giro, abbiamo deciso tatticamente di investire sulle elezioni amministrative. Non solo a Bologna, ma anche in altre città d’Italia è stato possibile portare avanti progetti effettivamente unitari di ricomposizione a sinistra del Pd e di investire su quelli.Dopo qualche anno di pausa, abbiamo nuovamente celebrato, pochi giorni fa, la ricorrenza del 25 aprile sotto il governo Berlusconi. E puntualmente sono tornate le polemiche relative al peso che il centrodestra conferisce alla Resistenza. Perché, secondo te, è ancora importante festeggiare la Liberazione?Io penso che mai come in questo periodo sia importante festeggiare il 25 aprile. Non ho mai creduto nelle ricorrenze intese come mere commemorazioni. Bisogna invece riscoprire i valori, la spinta morale e ideale che ha portato una generazione a battersi contro il fascismo e provare a riportarli nel presente. Oggi assistiamo ad una svolta molto pericolosa, a tratti autoritaria, e quei valori, quella voglia di lottare in nome di un obiettivo comune, sono più che mai attuali. Rappresentano il rifiuto dell’individualismo più becero, che spesso pervade la nostra società. Quindi, in questo senso, il 25 aprile e la lotta partigiana hanno ancora oggi una forte valenza simbolica, ma anche politica. Quello di quest’anno è stato il 64° anniversario della Liberazione, i partigiani sopravvissuti e i testimoni diretti sono sempre di meno e tra poco alle cerimonie saranno presenti solo persone che non hanno vissuto in prima persona la Resistenza. Credi che le nuove generazioni saranno capaci di tenere vivi i valori di cui il 25 aprile è stato simbolo dal 1945 a oggi?Questa è una sfida che rientra nel ragionamento che facevo prima. Se una nuova generazione politica sarà capace di fare il suo ingresso nella scena pubblica, io penso che sarà anche in grado di portare avanti quei valori e quelle idee. Secondo me, un segnale piuttosto chiaro in questo senso lo ha dato il movimento studentesco dello scorso autunno, che è stato fortemente improntato all’antifascismo. Il nostro non era un movimento che guardava solamente all’università, ma che ha avuto la forza di andare oltre e di portare un messaggio di speranza per il futuro. Ci sarà dunque da lavorare per valorizzare e potenziare il cambiamento, ma i presupposti per vincere questa sfida ci sono tutti.

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