Luzzara, la soluzione c’è: regole uguali nelle scuole


2 OTT 2009 – Dopo avere letto l’articolo di viaEmilianet relativo all’inserimento differenziato dei figli di cittadini immigrati residenti nelle scuole dell’infanzia del comune di Luzzara, ho sentito il bisogno di scrivere qualcosa che potesse contribuire a comprendere meglio quali sono i termini del problema. Infatti, nonostante mi capiti spesso di apprezzare i vostri articoli, in questo caso ritengo che abbiate approcciato la questione un po’ troppo banalmente e soprattutto che non abbiate fornito ai lettori gli strumenti necessari per comprendere a fondo la portata di quello che sta accadendo (ammesso che i protagonisti della vicenda l’abbiano presente).A LUZZARA NASCE UNA CLASSE DI BAMBINI STRANIERIAndiamo per ordine. La vicenda: a Luzzara nasce una sezione della scuola dell’infanzia statale di soli figli di genitori stranieri o di origine straniera. L’istituzione scolastica e il Comune si difendono affermando che da anni i genitori italiani hanno cominciato a portare i figli alle scuole private (la scuola della parrocchia) e nella scuola statale sono rimasti talmente pochi figli di genitori italiani che risulta impossibile fare due sezioni miste. L’unica soluzione è una classe di soli figli di immigrati e l’altra formata al 50% da figli di italiani e al 50% da figli di immigrati. Una ripartizione alternativa (ad esempio il 75% di bambini “immigrati” per sezione), secondo il Comune e la scuola, sarebbe controproducente sia per i “bambini italiani” che per i “bambini immigrati”. Alcune famiglie immigrate, quando si accorgono di quello che è stato deciso non ci stanno, temono che questa separazione non vada a favore delle possibilità di socializzazione dei loro figli e chiedono aiuto alla CGIL che decide appoggiare la causa delle famiglie immigrate.GLI IMMIGRATI SI RIVOLGONO ALLA CGILGià a questo punto ci sarebbe materiale per fare una doppia riflessione: la prima riguarda il fatto che non sono stati gli immigrati ad essere organizzati dalla CGIL, ma che sono stati gli immigrati a “svegliare” la CGIL; la seconda riguarda il fatto che, nonostante la CGIL sia stata attivata in un momento successivo, le famiglie di immigrati si sono rivolte alla CGIL e non ad un’altra organizzazione o partito, non a Rifondazione e nemmeno al PD, nonostante i suoi rappresentanti sbandierino con orgoglio l’iscrizione tra le fila del parito di una edicolante indiana (destinata a diventare nell’immaginario dei lettori un personaggio alla pari del pasticcere trozkista di Nanni Moretti). L’ILLUSIONE DELLA COMPLESSITA’Nell’articolo la questione di Luzzara è definita complessa e delicata e sono definiti “beati” coloro che pensano di avere idee chiare e facili soluzioni, riferendosi a Rifondazione Comunista. Nonostante non condivida alcuni slogan e alcune definizioni che ho letto sui giornali locali, la cui paternità è stata attribuita a Rifondazione Comunista (continuo a ritenere che il linguaggio sia importante e le parole vadano dosate anche se capisco che purtroppo c’è bisogno di bucare il muro mediatico), trovo che oggi a sinistra ci sia più che mai bisogno di una posizione netta su queste tematiche e dunque non disprezzerei il fatto che qualcuno ha avuto il coraggio di prenderle. Ma questa è ovviamente una opinione personale. Allo stesso tempo per esperienza ho imparato a diffidare di chi usa il concetto di “complessità” come il prezzemolo.UN FENOMENO DI AVANGUARDIAFuori dai denti: nel 90% dei casi quando sento parlare di complessità o c’è puzza di bruciato o si vuole nascondere qualcosa o si hanno idee confuse. Nel caso degli immigrati e dell’inserimento dei loro figli nelle scuole dell’infanzia di Luzzara ammetto che qualche elemento di complessità in effetti c’è, vista l’alta presenza di immigrati su un territorio così piccolo, l’alta percentuale di bambini con genitori stranieri o di origine straniera e il problema che si pone di come inserirli nelle scuole dell’infanzia (e nelle scuole in generale) le quali a loro volta hanno poche sezioni e poche risorse. Tra l’altro Luzzara e tutta l’area della Bassa è da anni che manda richieste di aiuto che spesso sono state inascoltate. In altri termini la questione non va sottovalutata soprattutto perché la complessità della situazione non coincide con la sua eccezionalità, dal momento che quello che si sta verificando a Luzzara ha l’aspetto di un fenomeno di avanguardia, un caso avanzato ed emblematico di quello che gradualmente diventerà una situazione estesa a livello provinciale (e in parte la situazione in altre aree della provincia è già così).Nessuno si illuda infatti: la crisi economica non avrà effetti molto significativi sul volume dei flussi reali di immigrati in entrata nel nostro paese, né tanto meno ne avrà sulla presenza degli immigrati già residenti sul nostro territorio (nazionale, regionale e provinciale). Detto ciò, ci sono altri aspetti della vicenda omessi dall’articolo in questione, il cui grado di complessità o di semplicità lo lascio giudicare ai lettori. Tenterò di riassumerli brevemente.LA FINE DELLE SCUOLE DELL’INFANZIA COMUNALINell’articolo non c’è nessun riferimento ad una questione fondamentale: il Comune di Luzzara, alla pari di molti altri Comuni della provincia, durante gli anni ‘80 ha rinunciato alle scuole dell’infanzia comunali e ha deciso di distribuire i finanziamenti annuali alle scuole già stanziate sul territorio, sia a quelle statali che a quelle private (la scuola del parroco). Il motivo di questa scelta bisognerebbe chiederlo agli amministratori di allora, ma è facile immaginare che due fattori come il declino delle nascite di quel periodo e la non convenienza a breve termine dell’apertura di una scuola dell’infanzia abbiano pesato molto nel prendere questa decisione. In ogni caso oggi a Luzzara non ci sono scuole comunali e i fondi sono distribuiti tra la scuola statale e quella privata. E’ sempre bene ricordare che i fondi e i finanziamenti a cui ci stiamo riferendo sono, in ultima istanza, quelli dei cittadini residenti a Luzzara (che essi siano italiani, indiani, pakistani, eskimesi, nepalesi, prussiani, etruschi, sassoni, bretoni, ecc…).SCUOLE PRIVATE SENZA REGOLEOra, il Comune di Luzzara, o meglio i cittadini di Luzzara (tutti), finanziano (in che misura non è dato sapere ma non importa in questo caso) entrambe le scuole, ma i figli dei cittadini di origine straniera sono di fatto obbligati a iscrivere i propri figli nelle scuole statali (e non per una questione di costi, perché a Luzzara la scuola della parrocchia costa meno di quella statale). Le scuole statali, infatti, sono dotate di un regolamento che permette di avere un tetto alto riguardo il numero di bambini stranieri da inserire nelle sezioni (almeno per ora e speriamo ancora a lungo), mentre la scuola della parrocchia ha la facoltà di stabilire in autonomia il proprio regolamento e il proprio tetto di inserimenti. Nel caso della scuola della parrocchia di Luzzara il tetto sembra essere stato stabilito a …… 5 bambini! Infatti, le famiglie immigrate quest’anno, una volta saputo che i loro figli avrebbero rischiato di essere messi in una classe di soli stranieri, hanno chiesto di inserire i propri figli nella scuola della parrocchia (evidentemente hanno pensato, molto pragmaticamente, che sarebbe stato meglio rischiare di avere un figlio cattolico che un figlio non inserito nel tessuto sociale locale), ma si sono sentiti dire che nella scuola della parrocchia c’era posto solo per un bambino straniero perché se ne erano iscritti già 4.PERCHE’ IL COMUNE FINANZIA E NON REGOLA?Se si tiene presente questo aspetto, di cui, a dir la
verità, non ho trovato traccia sui giornali locali, la complessità dell’inserimento scolastico dei figli degli immigrati assume altri tratti. Molti degli elementi di complessità infatti sono determinati dal contesto in cui si trovano collocati gli immigrati e non da questi ultimi. Non è, infatti, sorprendente che il Comune non abbia detto nulla né abbia avanzato alcuna richiesta di modifica del regolamento della scuola della parrocchia pur contribuendo a finanziare quest’ultima? In questo caso non si tratta di avere dubbi riguardo la legittimità del finanziamento del Comune alla scuola parrocchiale (anche se in effetti personalmente ce li ho). Siamo ad un livello più avanzato. Infatti il problema è che se io cittadino (italiano, indiano o pakistano), attraverso il Comune, finanzio una scuola privata vorrei avere voce in capitolo almeno sulle regole in vigore e soprattutto non posso accettare regole che tendono ad escludermi. Se il Comune invece di avere reazioni scomposte con coloro che nutrono legittimi dubbi sugli aspetti virtuosi di questa operazione di separazione dei bambini o se invece di ricercare soluzioni distributive dei bambini a dir poco cervellotiche, iniziasse a contrattare l’applicazione di uguali regolamenti nelle scuole statali e private del territorio, probabilmente alcuni problemi si risolverebbero molto velocemente. Forse questa che ci si presenta può essere una occasione da cogliere al volo. Con l’immigrazione niente rimane come prima. L’immigrazione fa emergere questioni profonde della società di accoglienza e limitarsi ai problemi relativi all’incontro tra culture, alle tensioni del multiculturalismo, ecc …. è un modo per evitare di affrontarle e impedisce di capire quale è la vera posta in gioco.

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