Logistica, per Confcooperative è stato di crisi


REGGIO EMILIA, 8 APR. 2009 – La Confcooperative annuncia lo stato di crisi per il settore della logistica e del facchinaggio. “Ad oggi – sottolinea la centrale cooperativa – sono 200  le persone a “zero ore” su un totale di 1.600 lavoratori presenti nelle cooperative del settore associate, ma la situazione è destinata a peggiorare, tanto che a fine aprile stimiamo che un quarto dei dipendenti (anche per l’avvio della stagionalità del settore tessile) saranno nella stessa condizione”. “L’impegno solidale delle cooperative è evidente, tanto che è stata messa in atto una seria e ponderata rotazione dei soci-lavoratori impegnati nelle attività – laddove possibile sul piano organizzativo – così da evitare che vi sia qualcuno che paga interamente il costo della crisi e qualcuno che non subisce alcuna conseguenza; questa azione – spiega la Confcooperative – corrisponde a principi autenticamente mutualistici, ma non basta a rendere sopportabile le conseguenze di una riduzione delle commesse e delle tariffe che si è verificata nei processi di terziarizzazione messi in atto dalle industrie manifatturiere per le quali le cooperative curano tutti gli aspetti della logistica”. Da qui, dunque, la decisione delle cooperative del settore (una dozzina) di procedere nei prossimi giorni alla convocazione delle assemblee dei soci per la proclamazione dello stato di crisi. “Una scelta inevitabile – sottolinea Confcooperative – di fronte all’impossibilità di applicare un aumento di alcuni istituti previsti contrattualmente, alla diminuzione del lavoro e ad una situazione in cui parte della committenza non riconosce le tariffe minime (definite “tariffe di legalità”) previste da un apposito protocollo siglato all’interno dell’Osservatorio provinciale del facchinaggio, in cui sono presenti la Direzione Provinciale del Lavoro, i sindacati, le centrali cooperative e una parte delle organizzazioni industriali, nonché Inps, Inail e Camera di commercio”.“A fronte di questa situazione – prosegue Confcooperative – assumono carattere straordinario e d’urgenza almeno tre azioni: l’avvio di un intervento della Regione sul versante degli ammortizzatori sociali, di cui queste imprese e i loro lavoratori sono assolutamente privi; la prosecuzione, da parte della Direzione Provinciale del Lavoro, di un’azione di controllo e di repressione sulle imprese della logistica che operano in palese violazione dei diritti dei lavoratori, magari ricorrendo formalmente a contratti siglati con associazioni sindacali che non hanno alcuna rappresentatività nel mondo del lavoro; una analoga azione di controllo e di regolarizzazione delle situazioni in cui la committenza incentiva, di fatto, la pratica del lavoro irregolare, del dumping contrattuale e si rende responsabile dell’inosservanza delle tariffe minime da riconoscere alle imprese affinché il loro lavoro possa avvenire nella correttezza formale e sostanziale”. “L’azione degli organi di vigilanza – sottolinea la Confcooperative – è tanto più necessaria oggi, nel momento in cui la crisi economica tende a far crescere situazioni di irregolarità e lavoro nero; contemporaneamente assume un valore straordinario e decisivo l’azione richiesta alla Regione  – e su questo versante riteniamo necessaria una forte concertazione con le organizzazioni sindacali – per la messa in atto di azioni di natura straordinaria che consentano di assicurare garanzie minime anche a quei lavoratori per i quali non scattano i normali ammortizzatori sociali”. “Una doppia azione – conclude la Confcooperative – tesa a salvaguardare chi opera correttamente e nella legalità, evitando che le uniche alternative a alla correttezza siano rappresentate dall’irregolarità o dalla chiusura delle imprese”.

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