Lo sviluppo turisticopassa dall’enogastronomia


BOLOGNA, 9 APR. 2013 – Si initola "L’enogastronomia come fattore di sviluppo turistico in Emilia-Romagna" l’indagine condotta dalla Confesercenti regionale sui dati raccolti dal Centro Studi Turistici di Firenze. Una riflessione da cui emerge una realtà trasversale, capace di fondere ospitalità, agricoltura, prodotti d’eccellenza, cultura e tradizione. E in cui tra le opportunità da cogliere per rilanciare territorio ed economia spicca il turismo enogastronomico.Le cifre – contenute in uno studio commissionato dall’Osservatorio Turistico regionale – mostrano come, al 2011, il turismo enogastronomico abbia generato oltre il 5% dei flussi turistici in Italia: un turismo che incide più sugli stranieri (7%) che sugli italiani (4%). In Emilia-Romagna, il numero di turisti enogastronomici ha raggiunto le 600.000 unità. Con un giro d’affari stimato dai 3 ai 5 miliardi di euro, il comparto, in Italia, può contare su almeno 30 milioni di turisti italiani e 20 milioni di stranieri che nel loro viaggio cercano opportunità enogastronomiche. D’altronde, viene osservato, "l’Italia è conosciuta da oltre il 10% della popolazione mondiale per il cibo e dal 4% per il vino". La capillarità dell’enogastronomia nel territorio e dei suoi luoghi si riflette nei 140.000 pubblici esercizi; nei 160.000 ristoranti; nelle 20.000 aziende agrituristiche; nelle 165 Strade dei vini e dei sapori tracciate tra i territori di più di 1.300 comuni. In Italia, ancora, si contano circa 10.000 feste, sagre ed eventi enogastronomici. Nella sola Emilia-Romagna, invece, sono 15 le Strade dei vini e dei sapori; 45 le Città del Vino; 4 le Città del Pane; 3 le Città del Tartufo; 19 i Musei del Gusto e 16 i Musei Rurali. Guardando al web, e, in particolare, all’e-commerce di prodotti tipici dell’Emilia-Romagna su Google Italia, si stimano circa 2.000 siti che si occupano di vendita elettronica di prodotti tipici: quelli maggiormente venduti risultano essere il Parmigiano Reggiano, il prosciutto di parma, il Lambrusco, l’aceto balsamico e i tortellini bolognesi. Quanto all’attenzione dedicata dalle principali guide italiane nel 2012 (Guida Michelin, Espresso, Gambero Rosso, Touring Club e ‘Il sole 24 ore’) sono state 937 le segnalazioni sui ristoranti dell’Emilia-Romagna meritevoli (in una ottica di buon rapporto qualità/prezzo e valorizzazione delle tradizioni locali); l’Emilia-Romagna strappa l’8,4% delle citazioni complessive mentre per quanto riguarda il mondo dell’online, social network di spicco come ‘TripAdvisor’ e ‘2Spaghi’, mostrano una buona reputazione dei servizi ristorativi regionali, con l’80% di giudizi positivi.Quello che emerge dalla ricerca, che mostra un giudizio positivo sull’offerta emiliano-romagnola basata su uno standard di cucina prevalentemente tradizionale ed un buon livello dei prezzi praticati, "é la trasversalità dell’enogastronomia – osserva il presidente di Confesercenti Emilia-Romagna, Roberto Manzoni – che produce valore per l’agricoltura, il turismo, il commercio, la cultura. La sua promozione contribuisce non solo a portare nella nostra terra nuovi turisti sia italiani che stranieri, ma anche a rendere sempre più consapevoli i suoi abitanti della ricchezza culturale e sociale di cui sono i custodi. La strada è quella della collaborazione e del sistema di relazioni: in questo credo che troveremo nella Regione una sponda proficua". Lo studio, sostiene Maurizio Melucci, assessore regionale al Turismo, "evidenzia una qualità elevatissima nella nostra regione. L’enogastronomia – sottolinea – è un fattore trasversale che sta crescendo come fattore turistico autonomo, soprattutto sui mercati esteri". La ricerca, argomenta ancora, "conferma e rafforza gli sforzi che la Regione sta compiendo: per un’ottimale collocazione dell’offerta sui mercati – conclude – è indispensabile che l’intero sistema del territorio sviluppi un adeguato approccio relazionale con il turista e una tecnica di miglioramento continuo dei livelli di prestazione".

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