Lo stupro a Bologna scuote l’Italia


BOLOGNA, 15 FEB. 2009 – Le procedure per l’identificazione del "presunto" tunisino di 33 anni che venerdì sera ha violentato una bolognese di 15 anni, non sono andate a buon fine per cui, scaduti i 60 giorni previsti dalla legge e uscito dal carcere di Lanciano (Chieti) dove si trovava per un’accusa di spaccio, l’espatrio non era di fatto possibile. A ricostruire la vicenda giudiziaria dell’uomo è stata la questura di Bologna, nel tentativo di placare le polemiche sulla mancata espulsione dello straniero.Dopo l’arresto in flagranza, l’uomo, che era senza documenti, ha detto agli agenti di chiamarsi Jamel Moamid e di essere nato in Tunisia nel 1976. Il maghrebino, come risulta dalle impronte digitali, è la stessa persona arrestata a Bologna il 7 agosto per spaccio di eroina e trasferita (in regime di custodia cautelare, non perché condannato) nel carcere abruzzese per carenza di posti in quello bolognese. Allora, però diede alle forze dell’ordine un cognome leggermente diverso e disse di avere dieci anni di meno. Per accertarne l’identità in vista dell’espulsione, ad agosto partì l’iter per l’identificazione interpellando le autorità tunisine. Dopo 60 giorni, nessun risultato concreto.Perciò, una volta tornato libero – il 15 gennaio, dopo cinque mesi in cella e la revoca della custodia cautelare decisa dal Tribunale delle libertà di Bologna su richiesta del suo difensore – l’espulsione di fatto non era possibile. Domani alle 9.30 è prevista la convalida dell’arresto davanti al gip. "Spero di avere un po’ di tempo prima per parlarci", ha riferito l’avvocato Lucio Strazziari, difensore d’ufficio dello stupratore. "Non ho ancora visto i documenti perché ero fuori Bologna e sono tornato ieri sera, per cui non conosco la sua situazione né le ragioni della precedente scarcerazione". La reazione delle donne del Pd bolognese alla violenza di venerdì"Il Pd chiede certezza della pena e misure serie". Lo afferma Rossella Lama, responsabile delle donne e delle politiche sulle differenze di genere del Pd di Bologna, che interviene dopo la violenza sessuale sulla quindicenne. "Auspichiamo la mobilitazione dei cittadini e delle forze attive della città contro la violenza alle donne, con il massimo impegno unitario di tutte le forze politiche e sociali", afferma ancora Lama. "Al centrodestra, che oggi solleva inutile polemiche contro l’amministrazione comunale – continua l’ esponente Pd – ricordiamo che quando governò la città con Guazzaloca, tra i primi atti della giunta ci fu quello di mettere in dubbio i finanziamenti alla Casa per le Donne, volendo trasformare il centro in una realtà di assistenza rivolta a tutti i soggetti disagiati e facendo così venire meno la specificità del tema violenza. Solo dopo una lunga battaglia delle forze democratiche la giunta fece scelte diverse. In questo mandato l’insieme degli enti locali bolognesi ha invece finanziato le azioni della Casa delle donne e sono state messe in atto ulteriori azioni di sostegno alle vittime.Invitiamo tutti a non speculare sulla pelle delle donne e a non fare campagna elettorale su questi temi – conclude Lama – ma ad essere rigorosi e coerenti, ognuno per la propria parte, per combattere la violenza". Leggi anche:Bologna, tunisino violenta una quindicenne, arrestato in flagranza

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