Lo sportello badanti? Per lo Spi è propaganda


REGGIO EMILIA, 30 APR. 2010 – E’ stato un primo anno di lavoro molto intenso per lo "sportello badanti" del Comune di Reggio Emilia. Il suo vero nome è Sportello per assistenti familiari e dal maggio 2009 a oggi ha seguito 963 badanti, mentre sono state 815 le famiglie che vi si sono rivolte per trovare assistenza domiciliare per un proprio familiare non autosufficiente. Numeri celebrati "in pompa magna", commenta Maurizio Piccagli, segretario del sindacato pensionati Cgil di Reggio Emilia e convinto sostenitore del fatto che sbandierare risultati non contribuisca a migliorare il sistema socio assistenziale.Per il sindacato le perplessità nei confronti di "questa nuova invenzione" continuano. Secondo Piccagli ciò che manca all’analisi dei dati sul primo anno di attività dello sportello, è – si legge in una lettera – la constatazione che "un numero così alto di badanti dimostra l’assenza altrettanto alta di assistenza domiciliare del pubblico, la quale è la vera causa di questa situazione". Piccagli spiega che "l’assistenza domiciliare pubblica in Italia è praticamente assente (la Regione ci dice che siamo al 3%)." Per questo il servizio è appaltato alle badanti con l’affermarsi di un "gigantesco processo di privatizzazione dell’assistenza domiciliare."L’intervento del segretario dello Spi prosegue così: "Il comune di Reggio e la Regione Emilia Romagna hanno introdotto due addizionali IRPEF che pesano molto sui redditi da lavoro e da pensione per potenziare il servizio pubblico a partire da quello domiciliare. Mi pare che si possa dire che per ora i risultati prodotti non sono pari al reddito prelevato. L’assistenza domiciliare a Reggio, rispetto alle realtà europee più evolute (Francia, Germania, Olanda, ecc), credo possa essere definita non all’altezza del bisogno, sia in riferimento al numero degli assistiti rispetto agli aventi diritto che rispetto alle intensità (numero di ore per giorno).Con questa situazione non mi pare che ci siano molte ragioni di celebrazione propagandistica, non nel senso che questo sportello non possa essere utile alle famiglie e alle badanti, ma nel senso che è soprattutto utile a sostenere un modello assistenziale che mettendo le famiglie di fronte alla quasi totale assenza dell’assistenza domiciliare pubblica le costringe a far ricorso al mercato, che in questo modo diventa l’unico appiglio che le famiglie private dell’assistenza pubblica hanno per poter assistere un non autosufficiente a domicilio.Se questa è la situazione dell’assistenza domiciliare (che insieme al comune di Reggio abbiamo definito in più accordi uno degli assi strategici da rafforzare del sistema socio-assistenziale) le cose per fortuna vanno meglio per quanto riguarda le strutture protette, sia dal punto di vista della presenza pubblica che da quello della qualità. In questo caso il problema è il numero di posti letto che sono del tutto insufficienti, un fatto ,questo, dimostrato anche dalla lunga lista di attesa e dall’invito che spesso le assistenti dei Poli socio-assistenziali rivolgono alle famiglie, e cioè di rivolgersi a strutture private.Bene, queste cose noi le denunciamo da molto tempo, l’ultima volta lo abbiamo fatto nel mese di marzo ad un incontro con il distretto nel quale abbiamo insistito sulla esigenza di aprire un confronto che si occupasse di alcuni degli elementi di criticità di cui soffre il sistema, nella consapevolezza che ci troviamo di fronte a criticità che hanno carattere strutturale e che rischiano di portare il nostro modello piuttosto lontano da quello regionale disegnato nell’ultimo piano sociale-assistenziale. In quella occasione l’assessore comunale Matteo Sassi ci comunicò ufficialmente, e anche con una certa solennità, che entro il mese di aprile si sarebbe aperto il confronto al quale veniva garantita la presenza del sindaco: se l’apertura del confronto è quella a cui abbiamo assistito ritengo ci siano ampi margini di miglioramento."

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