Lo scontro sindacale oscura la crisi


BOLOGNA, 3 DIC. 2009 – Il consiglio comunale straordinario che si è tenuto oggi a Bologna era stato convocato solo ed esclusivamente per parlare della di crisi, ma Cisl e Uil hanno colto l’occasione per tornare ad attaccare la Cgil dopo le tensioni dei giorni scorsi sul tema della democrazia sindacale. La seduta è stata aperta dall’assessore regionale alle attività produttive Duccio Campagnoli, che ha spiegato come, secondo lui, sia prima di tutto necessario rinnovare il Patto contro la crisi siglato l’anno scorso tra istituzioni, mondo dell’impresa e del sindacato. Quando, però, hanno preso la parola Gianfranco Martelli, leader della Uil bolognese, e Alessandro Alberani, il segretario cittadino della Cisl, la discussione ha preso un’altra piega, e piuttosto che fronteggiare l’emergenza si è scelto di far spazio alla polemica.Alberani ha implicitamente criticato la scelta della Cgil di andare allo sciopero generale l’11 dicembre: "Avevamo proposto l’idea di una grande marcia del lavoro, come fatto a Milano", ha spiegato, sottolineando di "non ritenere possibile una strada che indebolisce i lavoratori e fa perdere loro denaro". Sul contratto separato dei metalmeccanici firmato solo da Cisl e Uil, il segretario ha replicato: "Se la Fiom riuscirà entro il 31 dicembre a farne uno migliore del nostro lo sottoscriveremo, ma non lasceremo i lavoratori senza 110 euro in più al mese". Questo perché, ha aggiunto, "l’unico modo di salvaguardare i lavoratori è fare i contratti". Martelli ha invece esordito dicendo che "noi non ci permetteremmo mai di venire qui con striscioni e cartelli", un chiaro riferimento alla pacifica invasione della Fiom a Palazzo d’Accursio di qualche settimana fa. "Siamo convinti che il rispetto favorisca il dialogo, mentre fare vedere i muscoli è un atto di arroganza che non ci appartiene e si commenta da solo", ha proseguito il leader della Uil, sottolineando che "si tratta di una parte importante, ma minoritaria del mondo sindacale".Nella sessione pomeridiana del consiglio è arrivata la replica di di Cesare Melloni, segretario Cgil. "Agli amici di Cisl e Uil vorrei dire che la scelta del Governo e di Confindustria di promuovere la rottura tra i sindacati sul modello contrattuale è coerente con la fine della concertazione", ha spiegato Melloni, sottolineando che "si tratta appunto di una scelta". In Emilia-Romagna, ha proseguito, "si è fatta quella opposta", perché "l’applicazione della Patto regionale contro la crisi prevede un ruolo attivo delle rappresentanze sindacali nel discutere e poi nel decidere insieme ai lavoratori come gestire gli effetti sociali della crisi". Dunque, ha concluso Melloni, "un modello sociale inclusivo, capace di promuovere una maggiore eguaglianza, è una risposta alla crisi" che ha un prerequisito: "Allargare gli spazi di democrazia, dai luoghi di lavoro alla società, dai contratti alla riorganizzazione del lavoro e delle imprese".Melloni, inoltre, ha sottolineato che lo sciopero generale di quattro ore di venerdì 11 "é stato preso contro la politica del Governo, per impedire i licenziamenti nei processi di ristrutturazione e a sostegno delle proposte sindacali". Le soluzioni avanzate della Cgil sono "strategie a carattere di sistema" come la riorganizzazione dell’intervento pubblico a forte sinergia istituzionale e la concertazione come dispositivo di governo delle politiche anticrisi. Per questo Melloni ha chiesto un "tavolo metropolitano tra forze sociali e istituzioni" per coordinare le linee guida del Patto regionale. Due le priorità per la Cgil: "Mantenimento del livello occupazionale e una reale riconversione e rioccupazione per i lavoratori in Cig in deroga". Dalla Cgil anche un suggerimento per Hera: "Riorienti la sua missione a un vero e proprio piano regolatore verde". Anche Campagnoli, come detto, si era pronunciato in favore di un’azione comune nella direzione dettata dal Piano regionale. "Va confermato, irrobustito e rinnovato per salvaguardare insieme il lavoro e le capacità produttive di questo territorio", ha spiegato l’assessore di fronte ai – non moltissimi – consiglieri comunali e ai rappresentanti di sindacati e imprese. Per Campagnoli, infatti, il Patto "ha evitato tagli drastici e una tutela parziale ai redditi dei lavoratori". In totale, ha ricordato, sono stati 4.000 gli accordi siglati con le aziende e oltre 60.000 i posti di lavoro non trasformati in licenziamenti. Mantenere in piedi l’accordo servirà, ha proseguito l’assessore, "a costruire le condizioni non solo per la ripresa, ma anche per la ricollocazione dell’impresa emiliano-romagnola in Italia e all’estero". Campagnoli ha anche auspicato che si punti forte sulla ricerca e sulla formazione: "Lavoriamo su dieci tecnopoli in cui oprereranno 1.000 ricercatori, con al centro quello che sta nascendo a Bologna".

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