Libertà di querela


26 MAG. 2009 – Freedom House ci ha declassati a ultimo dei paesi occidentali in fatto di libertà di stampa. Oltre al conflitto di interessi e all’occupazione berlusconiana delle tv, uno dei motivi è l’uso ormai intimidatorio delle querele nei confronti dei giornalisti.Qualche puntata fa, ad Annozero (la trasmissione di Michele Santoro su Raidue), l’avvocato Ghedini si è rivolto a Marco Travaglio con sorriso sornione, preannunciandogli una querela da centinaia di migliaia di euro per le affermazioni che aveva apprena fatto, aggiungendo che lo stesso Travaglio era da poco stato condannato (cosa negata dal giornalista). L’avvocato di Belusconi in parlamento quindi non rispondeva nel merito delle critiche (e poteva farlo lì, in diretta, contestualmente) ma metteva in chiaro il rapporto verso i giornalisti che ormai è comune a gran parte del mondo politico: se parli ti querelo, ti rovino, ti distruggo.Ancora più recente è l’intervista a Gino Flaminio, l’ex fidanzatino di Noemi Letizia, il quale a Repubblica dà una versione del tutto diversa da quella ufficiale del presidente del consiglio sul caso “Noemigate”. Il padre della giovanissima amica di Berlusconi, Elio Letizia, emette un comunicato immediato redatto dal suo studio legale in cui non solo annuncia querela a Gino e a Repubblica ma soprattutto aggiunge: “Naturalmente saranno chiamati a rispondere anche tutti coloro che dovessero riprendere in tutto o in parte questa incredibile narrazione”.I giornali, a partire dal Corriere della Sera, per fortuna hanno scelto di ignorare questa ultima minaccia, riportando le parole di Gino Flaminio. Ma sicuramente non senza aver prima valutato le implicazioni legali di un atto che fino a qualche tempo fa era semplice diritto di cronaca.Tanto più, come scrive il Messaggero, che l’avvocato Giulio Costanzo annuncia che per redigere la querela “c’è un gruppo di lavoro che si è dovuto trasferire altrove per non essere distratto dall’assedio, anche telefonico, dei giornalisti”. Un gruppo di avvocati quindi che lavora a querelare allo stesso tempo un ragazzo di 22 anni e l’universo, immaginiamo, della stampa italiana.L’Emilia-Romagna (lo abbiamo scritto su queste pagine) un piccolo Berlusconi ce l’ha già e si chiama Tiziano Motti. Che ha imparato dal suo mentore (così lo definisce lui stesso) anche il mestiere di querelatore. Breve riepilogo delle puntate precedenti: Motti è editore di un quotidiano a Reggio Emilia e di una quantità di guide ad alcune città piccole e grandi del nord Italia. L’editore decide di candidarsi alle elezioni europee. Ma per i contrasti interni al centrodestra e allo stesso Pdl (ben noti a tutti in Regione, quegli stessi contrasti che vedono due candidati dello stesso schieramento opporsi l’uno all’altro a Bologna: Guazzaloca e Cazzola) non riesce proprio a farsi inserire nelle liste del partito berlusconiano, di cui pure è perfetto rappresentante. Fino all’ultimo giorno rimane l’incognita sulla sua collocazione, fina a quando cioè Motti viene accolto nelle liste dell’Udc (lo stesso partito che a Reggio Emilia appoggia, in funzione anti-centrosinistra, l’ex sindaco Antonella Spaggiari).Nel frattempo un gran putiferio si scatena sulle guide di Motti che contengono oltre alle sponsorizzazioni raccolte presso le aziende locali anche il “patrocinio” di comuni ed Enti pubblici della rilevanza dei carabinieri e della guardia di Finanza. La bufera è dovuta al fatto che le guide contengono “cellofanato” un volantino elettorale dello stesso Motti; una piccola aggiunta effettuata all’insaputa degli Enti pubblici (e anche delle associazioni di categoria) che molti non gradiscono.Segue una legittima interpellanza parlamentare da parte della senatrice Albertina Soliani (Pd), che viene tra l’altro pubblicata dal sito del Partito Democratico di Modena. A questo punto il nostro piccolo Berlusconi convoca una conferenza stampa per “annuncio di querela”. La pubblicazione di una interpellanza parlamentare, secondo il paladino dei (suoi) diritti Tiziano Motti: sarebbe “un caso di scuola di diffamazione a mezzo stampa, poiché il sito in questione ha denigrato la mia immagine, senza che sul caso esista alcun giudicato”.Chiariamo bene perché si tratta davvero di un’affermazione importante: un politico può essere criticato, secondo Motti, solo e soltanto nel caso in cui esista una sentenza passata in giudicato che attesti l’affermazione di chi lo critica.Non ci sarebbe forse bisogno di sottolineare quanto questo sia lontano da qualsiasi idea di libertà di stampa (figuriamoci di diritti del cittadino) e da qualsiasi idea democratica europea (Europa nel cui parlamento Motti vorrebbe che i cittadini lo eleggessero). Usiamo la battuta folgorante di Emma Bonino all’avvocato Ghedini nella puntata di Annozero che abbiamo citato: in politica non esiste solo ciò che la magistratura giudica illegittimo, contro la legge. In politica esiste anche ciò che è moralmente sanzionabile e pure non riveste forma di reato; esistono comportamenti che chi ci rappresenta non può permettersi come se fosse un cittadino qualsiasi. La democrazia e il diritto di critica, la libertà di stampa e di espressione non possono essere ingabbiati nelle sentenze della magistratura.Come è stato possibile che in Italia, grazie a una classe politica come quella ben rappresentata da Tiziano Motti, si sia arrivati a fare della democrazia e della libertà carta straccia in questo modo? Motti farà le sue querele, i giudici decideranno (perderanno tempo e soldi dei cittadini, diciamo noi). Nel frattempo chi ha già dato un giudizio netto sono gli stessi compagni di strada di Tiziano Motti: all’Udc modenese, fanno sapere, piacciono i candidati che si battono per gli ideali del partito. Molto meno quelli che in piena campagna elettorale “perdono tempo in azioni legali di carattere privato”.

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