Libera uscita


MODENA, 6 MAR. 2009 – A Roma il Senato tergiversa sul testamento biologico. La legge che nelle ultime ore di vita di Eluana Englaro sembrava poter essere approvata in pochi giorni è ancora un miraggio. La discussione in aula è stata rimandata al 19 marzo e solo ieri i membri della Commissione Sanità hanno cominciato a votare il disegno di legge Calabrò, che ha creato forti spaccature all’interno del Pd e della stessa maggioranza.A Modena, invece, gli amministratori di sostegno sono già una realtà, che col tempo sta diventando sempre più solida. I fiduciari legalmente riconosciuti a cui affidare le proprie disposizioni per il fine vita sono ormai nove, di cui tre nominati lo scorso mercoledì. Una di loro è Maria Laura Cattinari, vice-presidente dell’associazione “Libera Uscita”. viaEmilianet l’ha incontrata.Signora Cattinari, perchè, secondo lei, la battaglia per la legalizzazione del testamento biologico è così importante?Perchè è una battaglia di libertà. Dal mio punto di vista, questa lotta per il diritto a morire nella dignità rappresenta oggi nel mondo la nuova frontiera dei diritti civili. Noi di Libera Uscita facciamo parte della World Federation of Right to Die Societies (WFRDS), assieme a tantissime altre associazioni che, in tutto il mondo, stanno combattendo per questo obiettivo comune. Quella che noi vogliamo garantire è una scelta di civiltà. Il testamento biologico, infatti, non è nient’altro che l’autodeterminazione terapeutica, determinante per quando non saremo più in grado di esercitare la nostra volontà.Da mercoledì scorso, lei e suo marito, entrambi ancora in salute e nel pieno delle vostre facoltà mentali, siete a tutti gli effetti amministratore di sostegno l’uno dell’altra. Come è stato possibile per voi, e per altri cittadini modenesi, rendere legale questa nomina?Tutto è cominciato nel maggio 2008, con il primo decreto del giudice tutelare del tribunale di Modena Guido Stanzani. A beneficiarne è stata la signora Vincenza Santoro Galano, una settantenne di Fiorano affetta da un anno da Sclerosi Laterale Amiotrofica e ormai molto prossima all’insufficienza respiratoria che l’avrebbe portata alla morte. La signora non voleva essere tracheotomizzata e attaccata a un respiratore artificiale. La sua famiglia quindi, su consiglio dei medici, si è rivolta a Stanzani, che, dopo aver raccolto le volontà della donna, ha steso un atto nominando suo marito amministratore di sostegno e dandogli la facoltà di negare ai sanitari l’autorizzazione a eseguire la tracheotomia. Tutto ciò è stato possibile applicando la legge del 2004 che ha istituito la figura dell’amministratore di sostegno, nominabile dall’interessato nell’eventualità di una sua futura incapacità a far valere le proprie volontà.Un decreto analogo, sempre ad opera del giudice Guido Stanzani, è stato poi assunto nello scorso novembre da un cinquantenne ancora in piena salute. Ed era la prima volta che succedeva in Italia. L’avvocato Maria Grazia Scacchetti, che ha patrocinato il caso, ha reso quindi disponibile per tutti l’iter che era stato seguito e anche il supporto che aveva accompagnato la scrittura privata. Noi, come associazione, abbiamo raccolto centinaia di adesioni da parte dei cittadini favorevoli al testamento biologico e poi abbiamo contattato tutti i notai della provincia di Modena per chiedere la loro disponibilità ad autenticare le scritture private per la cifra simbolica di un euro. Erano più di 80, ma solo due ci hanno detto di sì. Con il loro aiuto, però, abbiamo già ottenuto l’approvazione di sei decreti, e altri sono in itinere.Insomma, il decreto del giudice Stanzani è stato estremamente importante, perchè ha detto con chiarezza quello che noi sosteniamo da anni. E cioè che non c’è un vuoto normativo: il diritto di decidere a quali terapie vogliamo o meno essere sottoposti è già costituzionalmente garantito. L’unica cosa che il Parlamento dovrebbe fare, è indicare le regole a cui il cittadino deve attenersi per rendere certa e documentata questa sua anticipata volontà. Lei pensa che questa esperienza, finora unica in Italia, possa fungere da esempio per altre province?Modena è riuscita a stabilire un primato di civiltà proprio grazie al giudice Guido Stanzani. Una persona coraggiosissima, che dopo aver emanato i decreti di nomina degli Amministratori di Sostegno ha subito attacchi pazzeschi da diversi uomini politici, locali ma non solo. Tant’è che Libera Uscita si è sentita in dovere di inviare al Csm una richiesta per aprire una procedura di tutela nei suoi confronti.Sfortunatamente lui può agire solo sulla provincia di Modena, perchè la legge fa riferimento al giudice tutelare della Provincia. L’esperienza è quindi ancora isolata, perchè si tratta di trovare altri giudici che come Stanzani vogliano spendersi per la giustizia e per il diritto. Anche se ci già sono parecchie persone in varie regioni che ci hanno manifestato il loro sostegno.Se il disegno di legge Calabrò verrà approvato così come è stato presentato, le vostre iniziative non saranno più valide. Avete già pronte delle contromosse?Se il ddl diventasse legge, certamente sarebbe molto più difficile far valere le nostre ragioni. Ma siccome il testo Calabrò è incostituzionale – e non sono io a dirlo, ma costituzionalisti e persone come Stefano Rodotà – si apre la possibilità di agire in tribunale per far valere i nostri diritti. Perchè bisogna difendere la vincolatività della decisione della persona. L’ultima parola dev’essere quella dell’interessato, non può essere quella del medico o dello Stato.Se il disegno di legge passa così com’è – e difficilmente penso che riusciranno a migliorarlo in modo significativo, perchè le modifiche che sono state apportate sono del tutto irrilevanti rispetto alla sostanza – noi ci batteremmo per organizzare un referendum abrogativo. Sarà molto difficile raggiungere il quorum e sconfiggere tutte le accuse strumentali che ci pioveranno addosso, ma penso l’Italia abbia molto bisogno di una vittoria referendaria di questo tipo.

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