L’Emilia-Romagna è terza per competitività


Per chi è affezionato all’idea che l’Emilia-Romagna sia una delle locomotive d’Europa, oltre che d’Italia, i dati periodici dell’Unione sulla competitività regionale saranno una brutta doccia fredda. Se infatti è vero che la nostra regione è tra le migliori d’Italia – per l’esattezza terza dietro a Lombardia e provincia autonoma di Trento – non meno vero è che le regioni leader a livello continentale sono ancora molto lontane. E che la media europea di competitività – coefficiente zero punto zero – è più alta di quella del nostro territorio. Per competitività si intende l’insieme di condizioni che rendono una regione appetibile per un’impresa o un lavoratore, sia autonomo che dipendente: Londra, che in attesa della Brexit ha il coefficiente migliore, vanta un punteggio di 1.44; Utrecht, in Olanda, 1.14; l’Emilia-Romagna -0.22; tra le peggiori c’è ad esempio Atene, -1.44, dato che dimostra come a livello europeo ci troviamo a metà strada tra eccellenza e crisi. Non meno eloquente è questo confronto grafico: in arancio la nostra regione, in blu la media europea, che è superiore per livello d’istruzione, avanzamento tecnologico, forza delle istituzioni e situazione macroeconomica; mentre un po’ a sorpresa su salute, dimensioni del mercato e infrastrutture siamo leggermente avanti. Impietoso il confronto con Londra, in azzurro chiaro: la City ci surclassa in tutte le categorie, con un divario enorme nel giro d’affari e nelle tecnologie. Negativo anche il dato tendenziale, che vede l’Emilia-Romagna di oggi peggiorata rispetto al 2010, anche se stabile dal 2013 in avanti. Siamo quindi sul podio di una nazione non molto competitiva, tanto che nessuna regione d’Italia figura nella top ten. Consoliamoci pensando che non siamo nemmeno nei bassifondi, ma teniamo presente che per concorrere con le vere locomotive economiche d’Europa c’è ancora tanta strada da fare.

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