Legacoop E-R: abolire l’Irap per le cooperative sociali


BOLOGNA, 23 SET. 2009 – Le cooperative sociali di Legacoop Emilia-Romagna chiedono l’abolizione dell’Irap e un nuovo rapporto con la pubblica amministrazione. E l’occasione giusta per farlo è stata la presentazione di una ricerca sul settore curata da Luciano Marangoni con il contributo del professor Giulio Ecchia dell’Università di Bologna, che ha evidenziato – secondo Alberto Alberani, responsabile regionale delle coop sociali di Legacoop – "una cooperazione in forte sviluppo, radicata nei territori, con pochi capitali, forza lavoro qualificata, giovane e donna". La richiesta sarà fatta da Legacoop a livello nazionale, anche in considerazione del fatto che le giunte di Sicilia, Lombardia e Sardegna hanno già provveduto ad eliminare l’Imposta regionale sulle attività produttive.Le coop sociali di Legacoop in Emilia-Romagna sono 231. Tra queste, 107 forniscono servizi di assistenza socio-sanitaria a disabili, anziani o infanzia, e sono per questo definite di tipo A. Sessantasette sono invece quelle di tipo B, che si occupano del reinserimento lavorativo di categorie svantaggiate, per lo più disabili. Mentre il resto sono miste o consorzi. Gli utenti sono quasi 120.000, i soci 47.000, gli addetti 24.000. L’80% degli addetti sono donne e tra diloro il 40% ha meno di 35 anni. Tutte queste cooperative hanno fatturato 700 milioni nel 2007 e quasi 760 nel 2008: un valore corrispondente a poco meno di un quarto della spesa complessiva – pari a tre miliardi – di cittadini e istituzioni emiliano-romagnoli nei settori in cui le coop operano. L’80% dei ricavi ha origine pubblica. Si sta però aggravando il contrasto tra risorse disponibili, stabili, e richieste di servizi, in crescita. "In regione 31.000 bimbi vanno al nido, ma 6.000 sono in lista. Servirebbero altri 100 nidi, con un investimento di 250 milioni" ha detto Alberani, che ha aggiunto che le coop sociali vogliono investire in questo settore, anche perché nel 2007 per la prima volta il fatturato degli asili ha superato quello realizzato per l’assistenza ai disabili. E dopo aver "tirato le orecchie" alle pubbliche amministrazioni che ritardano nei pagamenti – in quattro anni sono cresciuti del 40% i ricavi, ma del 50% il capitale investito bloccato: in media un pagamento arriva in 175 giorni -, Alberani ha però ricordato che Hera esternalizza servizi a cooperative sociali di tipo B per 40 milioni. Le coop chiedono ora un nuovo rapporto con le pubbliche amministrazioni. Serve un nuovo processo di accreditamento che dovrà trasformare le pubbliche amministrazioni da appaltatori in certificatori di qualità, ma anche coprogettazione di nuove forme di società di gestione in collaborazione con le Asp. Infine chiedono più sostegno all’inserimento delle persone svantaggiate. Un commento sulla richesta di abolizione dell’Irap per le cooperative sociali arriva da Giovanni Bissoni, assessore regionale alla Sanità. "Bisogna inserire questo discorso nell’analisi dell’equilibrio del bilancio della Regione – ha detto – E’ nell’ambito della relazione generale che bisogna affrontare questo problema. C’é tema dell’Irap, ma anche quello di quante risorse questa Regione mette a disposizione". A margine della presentazione di una ricerca di Legacoop sul settore, Bissoni ha inoltre ricordato che "nella misura in cui l’accreditamento stabilisce una tariffa, l’Irap appare nella determinazione del costo per quella che è. Quindi, almeno per i servizi accreditati, se l’Irap oggi è quella percentuale, è evidente che se ne tiene conto nei costi dei servizi".

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