Lefebvriani a Bologna: le camere a gas sono scientificamente impossibili


BOLOGNA, 5 FEB. 2009 – I preti lefebvriani sono in silenzio stampa, dopo le dichiarazioni negazioniste del vescovo Williamson e del sacerdote Abrahamowicz. Tra i fedeli bolognesi della Fraternità di San Pio X, c’é, invece, chi ha ribadito, all’uscita dalla messa domenica scorsa, che "le camere a gas sono scientificamente impossibili". Lo racconta il settimanale on-line Lastefani.it riferendo che la comunità bolognese è composta da una quarantina di persone, con un’età media piuttosto giovane. "La verità è che la Shoah è un argomento che non si può neppure toccare", ha detto ancora lo stesso aderente, che ha preferito rimanere anonimo. "Ho amici chimici che mi hanno spiegato che con un ambiente saturo, una volta aperte le porte sarebbero morte anche le persone nelle vicinanze. La questione andrebbe approfondita sul piano storico, senza preconcetti". Sull’Olocausto, scrive ancora Lastefani.it non c’é una posizione unanime. "Lo ritengo un abominio", ha spiegato infatti un altro partecipante alla messa della Fraternità. A suo giudizio, però, in questi giorni ci sono state "strumentalizzazioni" da parte della stampa. "Probabilmente si voleva ostacolare il provvedimento", ha motivato, riferendosi alla revoca della scomunica. Scomunica che "non è mai stata valida per noi", ha proseguito un altro. I lefebvriani, oltre a celebrare la messa nel rito antico in latino, rifiutano le aperture del Concilio. "La Fraternità non è contro gli ebrei. Ma solo la nostra fede conduce a Dio. Questo é un punto che ci divide dal Vaticano II", hanno spiegato altri fedeli, per i quali l’assemblea indetta da papa Giovanni XXIII, "ha creato molta confusione". "Ormai concedono luoghi per pregare a tutti – si è lamentato un altro – a ebrei e musulmani, e a noi non danno niente". (ansa)

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