Le sfide di oggi – la missione e la visione di Reggio Emilia


(…)La sfida di oggi ha però una dimensione mai così ampia prima, è globale. Come ben sapete i territori e le città di tutto il mondo si trovano in competizione per accaparrarsi risorse umane e risorse finanziarie sempre più contese e finite. Secondo una recente ricerca entro 20-30 anni si configureranno pochi centri di eccellenza in tutto il mondo e le grandi capitali dell’innovazione, propulsori della crescita economica globale, saranno solamente megalopoli e grandi città internazionali con evidenti vantaggi dovuti ad ampie economie di scala e grandi bacini di utenza, come Londra, Shangai, Tokyo, New York. Accanto a questi centri, se ne costituiranno altri a dimensione territoriale più ridotta, assimilabili a capitali regionali o provinciali, e la nostra ambizione è quella di candidare Reggio Emilia a diventare una di queste capitali. Siamo a pieno titolo dentro a questa corsa tra numerosi competitori. Però per starci, le caratteristiche prioritarie che qualificano un territorio o una città, devono raggiungere livelli di eccellenza mondiale.LA MISSIONE E LA VISIONE DI REGGIO EMILIASiamo capaci di affrontare questa sfida perché abbiamo una forte identità e coloro che sanno chi sono, sono più capaci di competere. Una città nella quale ognuno ha la possibilità di vivere la miglior vita per sé. Una comunità in cui ognuno lavora per renderla più giusta. Siamo sempre stati capaci di dare una qualità di vita superiore e di dare opportunità di realizzazione personale. Una realizzazione in seno alla città, alla comunità, in cui ognuno partecipa e lavora per migliorare se stesso e migliore la comunità stessa. Siamo cioè una comunità etica. Le aziende direbbero che questa è la nostra mission.“Il mio esempio preferito di una comunità etica è una piccola città di nome Reggio Emilia nel Nord Italia” ha detto di noi Howard Gardner, professore di Harvard nella Harvard Business Review. I bambini sentono che la comunità si prende cura di loro. Così, quando crescono, restituiscono questo riguardo prendendosi cura degli altri. Diventano buoni lavoratori e buoni cittadini.Siamo una comunità che si è sempre caratterizzata anche per il buon lavoro. Sempre Gardner ha detto che “Reggio Emilia non avrebbe raggiunto quel livello di eccellenza in campo educativo se non vi fossero state, in seno alla comunità, persone impegnate che, negli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale, si sono occupate di organizzare la ripresa e di costruire insieme il genere di comunità in cui loro e i loro figli potessero prosperare. La domanda che quelle persone si sono rivolte è stata: che genere di cittadini vogliamo ottenere?”. Quindi io credo che possiamo competere e possiamo farlo perché siamo una città etica, che ha cura di se stessa e dei suoi membri, perché abbiamo costruito nel corso di tanti anni e di diverse Amministrazioni che si sono succedute, una città con una forte etica della responsabilità nelle imprese e nei cittadini.Possiamo competere perché abbiamo una fortissima identità fondata sul lavoro e sul talento, con una spiccata propensione all’iniziativa. Possiamo competere perché siamo una città aperta e interculturale, non a caso siamo stati scelti come unica città italiana nel circuito europeo delle città interculturali. Possiamo competere perché siamo una città di riferimento importante per tutti i temi dell’educazione pre-scolare.Possiamo competere perché abbiamo un modello di sviluppo importante fondato su filiere di eccellenza tra queste primariamente quelle della meccatronica e oggi dell’energia sostenibile e intelligente, su filiere come quelle agroalimentare, e dei servizi alla persona e della salute.Su una serie di fattori competitivi possiamo fare la nostra corsa, ma dobbiamo essere capaci anche di migliorare i nostri vantaggi comparati, diventando attrattivi di talenti e di imprese, massimizzando la creatività e l’innovazione di cui siamo già ampiamente dotati nel nostro dna e nelle nostre imprese. Il ruolo strategico delle città è quello di continuare ad essere quello che furono in età preindustriale, cioè incubatrici di sviluppo, poli ricchi di cultura, di stimoli, di opportunità, nelle quali la classe creativa trova il suo habitat naturale. Partendo da questa prima affermazione forte di fiducia, speranza e consapevolezza dei nostri mezzi, di cui mi assumo la responsabilità, senza perderci a discutere del nulla, cosa che troppo spesso capita – ad esempio quando si discusse di un albero rimosso il giorno prima e non il giorno dopo – vorrei iniziare a riflettere su cose concrete. Reggio merita riflessioni più serie.Oggi parte una riflessione aperta, il più possibile condivisa, che mi impegno a continuare nei prossimi mesi con tutte le forze qui invitate, con coloro che vogliono bene a questa città, che hanno voglia di contribuire, di sostenerla, e non di screditarla pur di colpire altri obiettivi. Criticate il sindaco, non criticate Reggio Emilia. Siamo in un momento grave e solo chiamando a raccolta le energie e le intelligenze migliori possiamo vincere.(3) DOVE SIAMO E COSA ABBIAMO REALIZZATO

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