Le province dell’ER da nove passano a cinque


BOLOGNA, 31 OTT. 2012 – Bologna città metropolitana. Poi altre quattro province: Parma e Piacenza, Modena e Reggio Emilia, la provincia romagnola che comprende Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, mentre Ferrara è l’unica che non subisce modifiche. E’ questa la nuova geografia istituzionale dell’Emilia-Romagna. Il consiglio dei ministri ha infatti approvato il decreto legge per il riordino delle province che diventano così, di fatto, cinque. Il consiglio dei ministri ha recepito l’indicazione che era arrivata dall’assemblea legislativa, confermando la cartina che era stata disegnata a Bologna. Il primo effetto sarà la decadenza, da gennaio, delle giunte provinciali.Nella fase di transizione (che terminerà alla fine del 2013) il presidente potrà delegare non più di tre consiglieri. Dal 2014, poi, il nuovo sistema sarà a regime. Come ha riferito il ministro a novembre del 2013 si terranno invece le elezioni per decidere i nuovi vertici. Adesso il decreto dovrà passare all’approvazione del Parlamento: potrebbe non essere un percorso semplicissimo, visto che, in giro per l’Italia, si sono già messi in moto numerosi movimenti di protesta, sia sulle modalità operative, sia sulla nuova geografia istituzionale disegnata dal decreto. Sull’attuazione del riordino non mancano tuttavia i punti interrogativi: sul nome da dare alle nuove province, sull’integrazione di personale, servizi e patrimoni, nonché sulla dislocazione degli organi periferici dello Stato (Questure, prefetture, uffici dei vari ministeri), sull’organizzazione di Camere di Commercio, Asl e delle varie espressioni dell’economia e della società civile.

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