Le prime insidie della nuova Regione


BOLOGNA, 10 MAG. 2010 – Particolarmente movimentato l’insediamento dell’Assemblea regionale dell’Emilia-Romagna. Dal punto di vista istituzionale, il debutto della nona legislatura è filato via come l’olio, con l’elezione all’unanimità del presidente Matteo Richetti del Pd, come ampiamente previsto dalle previsioni della vigilia. La maggioranza ha trovato anche un accordo pieno con Pdl e Lega nord per l’elezione dell’Ufficio di presidenza dell’Assemblea (Up), garantito dal coordinatore regionale del Pdl, il senatore Filippo Berselli, oggi in aula prima della seduta a salutare i propri consiglieri regionali. Ma, sbrigate le formalità di rito, sono cominciate le polemiche. Il primo a protestare è stato Giovanni Favia, che ha parlato di "tacito accordo tra Pd e Pdl per escludere il Movimento 5 Stelle dall’Up". E’ stato il capogruppo democratico Marco Monari, infatti, a proporre Richetti prima e poi Sandro Mandini dell’Idv per la vicepresidenza dell’Assemblea, oltre a Maurizio Cevenini e Mario Mazzotti del Pd rispettivamente per i ruoli di consigliere segretario e di questore, a nome dell’intera maggioranza. E poi Luigi Villani, capogruppo in pectore del Pdl, ha indicato Enrico Aimi del Pdl per l’altra vicepresidenza, il leghista Roberto Corradi come segretario e Luca Bartolini del Pdl come questore. Una spartizione che ha lasciato a bocca asciutta i grillini.Ma il Movimento 5 Stelle, oltre ad attaccare, deve anche pensare a difendersi da accuse che arrivano dal suo interno. In mattinata infatti è stato notato anche, all’ingresso riservato al pubblico, un uomo vestito da superman: si è appreso poi che si trattava di un esponente del gruppo politico di Modena che fa capo al consigliere comunale Ballestrazzi, estromesso dal movimento per mano di Beppe Grillo in seguito alle elezioni, dopo la lite sulla scelta di un esponente di Bologna – e non di Modena – come secondo consigliere regionale.E’ poi stata la volta di alcune decine di giovani del gruppo "Yes we cash", scattati in piedi non appena il neo presidente dell’Assemblea legislativa, Matteo Richetti, ha dichiarato conclusa la prima seduta. Si sono qualificati come studenti e precari dagli spalti del pubblico, hanno srotolato verso l’aula uno striscione indirizzato al presidente della Regione, Vasco Errani, che recitava: "Vasco, diamo un senso a questa storia, 1.000 euro al mese possono bastare". I manifestanti, che poi hanno proseguito la protesta anche all’esterno dell’aula, hanno chiesto un incontro istituzionale per poter ribadire la richiesta che anche l’Emilia-Romagna, come la Regione Lazio, si doti di una legge per il reddito minimo garantito. Ad ascoltarli, dal basso dell’aula, il neopresidente Richetti e il segreteraio regionale del Pd Stefano Bonaccini, anche lui consigliere regionale, assieme ad altre persone rimaste sosrprese dalla protesta. A loro i giovani hanno parlato poco dopo nel grande corridoio detto "transatlantico" della crisi economica, delle difficoltà dei precari e, tra l’altro, della cassa integrazione in deroga in scadenza a ottobre. Richetti ha risposto loro innanzitutto ricordando quanto la Regione Emilia-Romagna ha già fatto per gli ammortizzatori in deroga ("sono rimaste fuori – ha ammesso – le categorie che indicate voi"). Poi ha precisato loro il proprio ruolo di rappresentanza ("oggi non è stato eletto un monarca"): "dovete darmi l’opportunità di una sede di confronto con voi". A qualcuno che insisteva, Richetti ha precisato ancora: "Non possiamo discutere senza coinvolgere il governo di questa Regione, altrimenti vi prenderei in giro". Il ruolo del presidente dell’Assemblea è infatti squisitamente istituzionale, mentre la proposta di una legge è un atto politico che compete la Giunta o i consiglieri regionali. Prima di lasciare il palazzo regionale, in un mini-corteo aperto dallo striscione (preceduto da una corda da bucato con appese diverse paia di mutandine colorate), il gruppo ha appreso dallo stesso Richetti diverse indicazioni per scrivergli in seguito nell’ufficio della Presidenza dell’Assemblea legislativa.Ma non finisce qui. Anche la Flai-Cgil di Bologna ha voluto far sentire la sua voce in una giornata simbolica come questa, in cui una nuova pagina di vita regionale si appresta ad essere scritta. E ha organizzato un volantinaggio all’ingresso del palazzo regionale per denunciare la situazione della Cooperativa Agricola Anzolese. Dopo aver cessato l’attività produttiva nel 2009 con attivazione della cassa integrazione per gli oltre 200 lavoratori, grazie anche all’interessamento della Regione, del Comune di Anzola e di Legacoop, ora "gli ammortizzatori sociali si stanno avviando velocemente all’esaurimento e si prospetta il licenziamento definitivo: nessuna iniziativa imprenditoriale alternativa si è ancora prospettata".

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