Le Pmi modenesi continuano a rallentare


MODENA, 5 APR. 2012 – Non è certo un futuro roseo quello che si profila all’orizzonte per le piccole imprese modenesi, che continuano a crescere per il settimo trimestre consecutivo, ad un ritmo però sempre minore, almeno per quanto concerne la produzione, mentre tiene leggermente meglio (+2,3%) il fatturato. Un mezzo passo falso, quello marcato dell’economia modenese nel secondo semestre 2011, che coinvolge industria e piccola impresa. Anche se sul lungo periodi i dati mostrano inequivocabilmenteun ampliamento del divario produttivo dei “piccoli”, che probabilmente risentono più delle grande imprese delle difficoltà sul mercato del credito. Da segnalare l’aumento dell’export: anche per le Pmi, infatti, il fatturato estero continua a salire, attestandosi al 14% di quello complessivo. Come di consueto i dati migliori arrivano dalla meccanica, sia leggera che pesante, unici comparti a far segnare un aumento rispetto al terzo trimestre. Notevoli, invece, le difficoltà in cui versano l’alimentare (che vede confermate le preoccupazioni palesate a fine estate) e la maglieria, mentre anche il segmento degli apparecchi elettronici fa registrate un deciso rallentamento (ciascun valore fa riferimento alla variazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente).Terzo trimestre consecutivo con il segno meno per l’alimentare modenese, settore che dopo aver retto la pessima congiuntura precedente ora sta davvero entrando in crisi, come dimostra il -5% segnato nel fatturato. Una situazione dovuta soprattutto al  calo del mercato interno, se si pensa che, al contrario, il fatturato estero ha raggiunto la lusinghiera quota del 7,6% di quello complessivo.         Malgrado il valore record raggiunto dall’export, che negli ultimi tre mesi del 2011 ha superato l’11%, la maglieria ha fatto registrare una preoccupante inversione di tendenza rispetto agli incoraggianti segnali palesati nel trimestre precedente. Unico motivo di speranza, al solito, gli ordinativi esteri.  Per l’abbigliamento, a rincuorare i piccoli imprenditori dell’abbigliamento modenese non ci sono nemmeno gli ordinativi d’oltrefrontiera. Del resto il fatturato estero a fine 2011 si è fermato al 17% contro una media precedente superiore al 20%. Sostanzialmente stabile la situazione, invece, per le piccole imprese della ceramica, in particolare il cosiddetto “terzo fuoco”. E’ dalla meccanica pesante che arrivano i segnali più incoraggianti: tutti segni “più”, in particolareper ciò che riguarda sia gli ordinativi che il fatturato estero, che ha raggiunto il suo valore più alto nella serie storica arrivando in doppia cifra (10,2% del fatturato totale) contrariamente a quanto atteso.     I segnali positivi sono confermati anche da quello che rappresenta il fiore all’occhiello della manifattura di casa nostra: la meccanica, che cresce in tutti i suoi fondamentali, eccezion fatta per gli ordinativi esteri, previsti in leggera flessione. Anche in questo caso evidente è la propensione all’export, visto che quasi 3,5 euro ogni 10 vengono da vendite oltre i confini nazionali.   E tiene anche il biomedicale, che si appresta a festeggiare in quel di Mirandola il suo cinquantennale. A trascinare la biomedical valley è, neanche a dirlo, l’export, che si attesta al 29% del fatturato totale.     Rallenta, invece, un comparto forse ancora poco “pesante” per la nostra economia, ma che fino al trimestre precedente aveva comunque evidenziato un’elevata dinamicità: quello delle apparecchiature elettriche e elettroniche. Si tratta di un comparto manifatturiero qualificato, se si pensa che l’export fornisce un contributo di poco inferiore al 10% al fatturato complessivo. Secondo Cna, se l’andamento del terzo trimestre poteva essere preso come un momento di temporaneo appannamento, i dati degli ultimi tre mesi del 2011 dimostrano invece che il contesto economico si sta sempre più deprimendo anche per un economia dinamica come quella modenese. Non solo le imprese sono alle prese con un mercato interno assolutamente fermo: ora sta iniziando a incidere negativamente anche un mercato estero in sensibile rallentamento, a causa delle preoccupazioni tedesche rispetto ad un possibile aggravamento della situazione iraniana. Non bisogna infatti dimenticare che il mercato tedesco rimane tra quelli più importanti per l’export modenese. L’orizzonte temporale continua ad essere molto breve, gli ordinativi arrivano solo dalle imprese attive sui mercati esteri e la pressione fiscale è in continuo aumento: in questa situazione è del tutto normale che sia le imprese che i cittadini posticipino i loro investimenti. Da qui prende il via una contrazione a catena che coinvolge sia i consumi che gli investimenti, e che la manifattura modenese riuscirà a fronteggiare solo fino a quando reggerà il mercato estero.Come uscirne? I problemi sono essenzialmente due: i pagamenti e il credito. I maxiprestiti della Bce hanno portato nelle casse italiane 245 miliardi di euro, ma Mediobanca Securities ha già avvisato che le banche erogheranno non più del 30% di queste risorse. Il che significa che la stretta creditizia non è solo una sensazione, ma un fatto reale, che penalizza prevalentemente proprio le Pmi. Quelle Pmi che faticano ad incassare i propri crediti dai committenti più grandi e dalla pubblica amministrazione. Quelle Pmi che magari le commesse le hanno anche, ma che sono vittime delle vessazioni bancarie. Quelle Pmi che nelle prossime settimane si troveranno ad affrontare una raffica di aumenti – dall’Imu alla Tia, dalle accise sui carburanti all’Iva – che, oggi più che mai, rendono il lavoro di imprenditore precario almeno quanto quello di un dipendente. Ai quali i piccoli imprenditori spesso danno del tu e dei quali si sentono responsabili, salvo essere appellati come “parassiti” con tanto di spot televisivi.

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