Le Marche non mollano: “Ridateci la Valmarecchia”


ANCONA, 7 SET 2009 – La Regione Marche ha deliberato formalmente il ricorso presso la Corte Costituzionale nei confronti della legge n. 117 del 3 agosto 2009, che ha permesso il passaggio alla Provincia di Rimini dei Comuni di Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, San Leo, Sant’Agata Feltria e Talamello. L’incarico è stato affidato al professor Stefano Grassi, del Foro di Firenze. La scelta di ricorrere alla Consulta – viene evidenziato nella delibera di incarico al professor Grassi – trova fondamento nei lavori del Parlamento: la Commissione parlamentare per le questioni regionali, nell’esprimere parere favorevole al distacco, "ha correttamente ravvisato l’opportunità di una valutazione nel merito del parere contrario espresso dal Consiglio regionale delle Marche". Tuttavia, dai resoconti delle sedute della Camera e del Senato, "non risulta che le Camere abbiano adeguatamente valutato nel merito il parere negativo della Regione Marche e che, soprattutto, non abbiano reso esplicite le ragioni per cui i motivi a fondamento del parere negativo siano stati disattesi".La giunta marchigiana aveva anticipato che avrebbe presentato il ricorso già il 15 giugno scorso, quando il testo era ancora in Parlamento. In precedenza anche il Consiglio regionale si era schierato contro il distacco: dunque le istituzioni marchigiane hanno fatto fronte comune nel chiedere alla Consulta di pronunciarsi sulla costituzionalità della legge.SPACCA: "LESO IL PRINCIPIO DI LEALE COLLABORAZIONE" – "Le Marche ritengono sostanzialmente che la mancata incidenza del parere regionale sull’approvazione della legge leda il principio costituzionale di leale collaborazione tra le istituzioni dello Stato". Così il Governatore delle Marche Gian Mario Spacca spiega la decisione della giunta di far ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge sul distacco dei Comuni della Vlamarecchia. "Inoltre, pur prendendo atto della particolarissima situazione territoriale dei Comuni dell’Alta Valmarecchia, valutiamo ugualmente essenziale – conclude Spacca – l’esigenza primaria di mantenere unitarie l’identità e l’immagine (territoriale, sociale e culturale) dalle Marche, che verrebbero compromesse dalla perdita di una parte significativa del proprio territorio".VICENDA ANCORA APERTA – Non può ancora dirsi conclusa, quindi, la vicenda dei 7 Comuni dell’Alta Valmarecchia, apertasi nel 2006 con il referendum popolare che, con percentuali altissime, certificò la volontà dei cittadini di lasciare le Marche per entrare ufficialmente in Romagna. Dopo un iter travagliato, la proposta di legge è approdata in Parlamento: al Senato fu votata all’unanimità, con voto bipartisan di maggioranza e opposizione. "Questa determinazione dei parlamentari dei due schieramenti di maggioranza e opposizione – dichiarò Spacca subito dopo il voto – condiziona fortemente la possibilità di sostenere presso la Corte Costituzionale il parere contrario espresso dal Consiglio regionale delle Marche, come peraltro la giunta regionale si era impegnata a fare". Ora invece il ricorso è stato ufficializzato, con buona pace dei "secessionisti" valmarecchiani, che dovranno attendere anche il via libera della Consulta, prima di festeggiare. "RICORSO INSOLENTE" – Non usa mezzi termini Stefano Vitali, Presidente della Provincia di Rimini per commentare la notizia del ricorso alla Consulta da parte della Regione Marche. "Giudico inopportuna, intempestiva, inefficace, persino insolente, la decisione della Regione Marche di ricorrere al giudizio della Corte Costituzionale contro il passaggio dell’Alta Valmarecchia in Emilia-Romagna" ha detto Vitali."Benché sia un uomo delle istituzioni, che crede fermamente nelle istituzioni – ha aggiunto – non posso che esprimere la mia indignazione per questo atto che, peraltro, va contro ogni principio di buona amministrazione. Perché ognuno di noi, a un certo punto, deve saper vestire con serietà l’abito dell’ amministratore pubblico e non continuare a fare politica fuori tempo massimo, con una disinvoltura sconcertante che va solo a danno dei cittadini". 

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