Le imprese emiliano-romagnole non crescono più


BOLOGNA, 21 NOV. 2012 – La crisi rallenta lo sviluppo delle imprese emiliano-romagnole: per la prima volta negli ultimi 15 anni, nel terzo trimestre dell’esercizio, non sono aumentate le attive in regione. E’ quanto emerge da uno studio condotto da Unioncamere dell’Emilia-Romagna. Nel trimestre appena trascorso – spiega una nota – le iscrizioni (5.521) sono sensibilmente diminuite, mentre le cessazioni (4.992) sono rimaste sostanzialmente invariate, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: il tasso di natalità è risultato pari all’1,2% per cento, quello di mortalità è stato dell’1,1%.Al 30 settembre 2012 le imprese registrate in Emilia-Romagna sono risultate 474.534, con un aumento pari a 582 unità, ossia lo 0,1 per cento, rispetto alla fine del trimestre precedente, tra i più bassi dell’ultimo decennio. In Italia la crescita è stata dello 0,2%. Alla fine dello scorso trimestre, ancora, le aziende attive sono risultate pari a 426.585, 9 in meno rispetto al trimestre precedente. Almeno negli ultimi quindici anni, le variazioni nel corso del terzo trimestre erano sempre risultate ampiamente positive, nell’ordine di diverse centinaia di unità. Guardando ai singoli comparti, l’apporto positivo più ampio viene dal settore dei servizi di alloggio e ristorazione (+143 unità, +0,5%) mentre frenano le imprese manifatturiere (-117 unità, -0,2%) e le costruzioni (-108 unità, -0,1%). Lieve aumento delle società di capitale (+117 unità, +0,1%), cooperative e consorzi (+102 unità, +1,1%), flessione delle ditte individuali (-260 unità, -0,1%), mentre le società di persone sono rimaste sostanzialmente stazionarie (+32 unità, +0,04 per cento).

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