Le imprese Cna contro la legge sull’equo compenso


BOLOGNA, 15 APR. 2010 – Tutti contro la legge sull’equo compenso, il cosiddetto decreto Bondi. Entrata in vigore, retroattivamente, dal 14 gennaio, la norma andrà a tassare tutte le memorie di massa come dischi rigidi sui normali personal computer o pc portatili, supporti usb, memorie per apparecchi fotografici e video, telefonini, decoder, console, oltre che su cd e dvd vergini. Le imprese del settore comunicazione, editoria ed ICT sono sul piede di guerra: mentre lottano con i denti per uscire dal pantano della crisi, dal Governo arriva infatti un nuovo balzello. In risposta a ciò, Cna Comunicazione ha chiesto ieri un’immediata moratoria dell’applicazione della legge e contemporaneamente la convocazione del tavolo tecnico previsto nell’articolo 5 del decreto Bondi, con il coinvolgimento delle maggiori organizzazioni del settore. "Ancora una volta – sottolinea la confederazione ricordando il recente e attualissimo caso di Scf-consorzio fonografici, che richiede i diritti connessi ad ogni impresa che diffonde musica in pubblico – si vuol intervenire sul diritto d’autore e si finisce per gravare pesantemente sui bilanci di chi fa impresa, nonché dei consumatori finali".Il decreto recante “Disciplina della misura del compenso per copia privata”, attuativo dell’articolo 71-septies della legge 22 aprile 1941, n. 633 sul diritto d’autore, conosciuta come legge sull’Equo Compenso, “in pratica – spiega il presidente di Cna Comunicazione Emilia-Romagna Fausto Bigliardi – impone una tassa fissa sulla memoria (a tutela del diritto d’autore sulla “copia privata”) di qualsivoglia apparecchio, per compensare con un forfait gli autori dei mancati guadagni derivanti da eventuali copie private di opere protette dal diritto d’autore”.Ma, sottolineano le imprese Cna del settore (in Emilia-Romagna oltre 2800 associate, di cui il 20% nel settore ICT), questi apparecchi di nuova tecnologia, subiscono rapidissime fluttuazioni del prezzo, che spesso parte molto alto e poi “crolla” per l’arrivo dell’aggiornamento tecnologico successivo. In tal modo, al contrario il compenso calcolato in cifra assoluta incide sul costo finale del prodotto in maniera esponenzialmente crescente; nel giro di 12 mesi corrisponderà al 20% del prezzo del prodotto e in tre anni supererà il valore del bene.“Non riteniamo coerente – prosegue Bigliardi – l’incremento del prezzo delle apparecchiature finalizzato a corrispondere l’equo compenso agli aventi diritto, poiché la legge comporta un trasferimento di risorse finanziarie dal settore della produzione e distribuzione di prodotti tecnologici al settore della produzione e distribuzione dell’intrattenimento,  in quanto si basa sul principio di far pagare alla collettività degli utenti i comportamenti illegittimi di alcuni singoli e perché presume che il puro acquisto di un oggetto ne presupponga un uso illecito”.Da un punto di vista pratico, come precisato in una lettera inviata da Cna al ministro Bondi, la legge stabilisce una differenza tra uso privato ed uso professionale; il primo gravato dal contributo il secondo no, ma stabilisce che il pagamento debba essere effettuato dai produttori o distributori originali, ovvero all’inizio della catena commerciale dove l’utilizzo finale dei prodotti non è o può non essere definito. Ciò comporta una grande incertezza nell’applicazione e nell’interpretazione.La legge stabilisce poi la responsabilità in solido della catena distributiva: un anello è responsabile dell’eventuale mancato pagamento dell’operatore precedente. L’azienda si trova spesso nell’impossibilità di sapere se il contributo è stato versato o viceversa, se non doveva esserlo. La decorrenza dal 14 gennaio, inoltre, non ha permesso un’adeguata informazione, lasciando gli operatori impreparati ed, in particolare, proprio le PMI della distribuzione (ICT, fotografi, commercianti) su cui ricade questa responsabilità, esponendoli a pesanti sanzioni.Gli importi sono stabiliti in modo da essere più bassi per i prodotti già assemblati (un computer o un notebook) rispetto al singolo supporto di memoria; ciò comporta una fortissima penalizzazione per gli assemblatori italiani rispetto alle grandi multinazionali. C’è il rischio concreto che si contragga un intero settore produttivo. Inoltre la legge non specifica come il contributo debba essere trattato nella fatturazione fino allo scontrino rilasciato all’utente finale (che potrebbe richiederla per dimostrare di aver pagato il diritto), creando così confusione e costi amministrativi.E’ per tutte queste ragioni, dunque, che Cna Emilia-Romagna chiede ai parlamentari della regione di farsi carico del problema intervenendo a sostegno delle ragioni di imprese e consumatori.

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