Le donne imprenditrici, un serbatoio di talento


BOLOGNA, 16 NOV. 2010 – Rappresentano ormai il 47% dell’imprenditoria italiana e nel 2009, nonostante la crisi, sono riuscite a dare vita a ben 20000 nuove realtà produttive. Le donne stanno diventando sempre più utili e necessarie al mondo del lavoro, sono un vero e proprio "serbatoio di talento" che però non è ancora del tutto valorizzato. Ma esistono comunque due piacevoli eccezioni: Cna Emilia-Romagna e Cna Impresa Donna, che hanno deciso di dedicare al mondo dell’imprenditoria femminile – e a tutte le "donne che lasciano un segno" – un’intera giornata. Alle Torri dell’Acqua di Budrio è stato infatti presentato il Repertorio Regionale delle Imprese femminili eccellenti. Selezionate su una platea di 204 piccole e miedie imprese, sono state premiate le migliori cinque: 3 nella sezione manager e 2 nell’ambito del Premio Trasmissione d’impresa Mirella Valentini.Ad arricchire il valore di questo appuntamento è stata la presenza, in qualità "donna dell’anno", del Premio Nobel per la Pace 2003 Shirin Ebadi, da sempre impegnata nella battaglia per il riconoscimento dei diritti civili. Giurista, docente universitaria e scrittrice, questa mattina ha incontrato la stampa e a tale proposito ha parlato dei problemi che ancora persistono nel suo paese: l’Iran. Dopo le elezioni presidenziali del 2009, che hanno confermato tra le polemiche Mahmoud Ahmadinejad, si è aperta infatti a Teheran una fase molto difficile. Settanta studenti che hanno manifestato contro l’esito del voto sono ancora in carcere e analtri, ancora più sfortunati, sono morti negli scontri con la polizia o nel corso delle successive torture. Alle loro famiglie, costrette al silenzio, non è stato nemmeno restituito il corpo. Ma oltre ai manifestanti, in galera ci sono anche 7 avvocati che hanno difeso gli attivisti per i diritti e più di 40 giornalisti, colpevoli solo di aver parlato dei disordini."Prima di dialogare con l’Iran a proposito di diritti umani – ammonisce Shirin Ebadi – l’Unione Europea deve porre come condizione la liberazione di coloro che li difendono". E un’altra questione molto calda riguarda la condizione femminile all’interno del Paese. Balzato agli onori della cronaca con il caso di Sakineh, questo tema affonda le sue radici nel periodo immediatamente successivo alla rivoluzione islamica, quando sono state approvate delle leggi discriminatorie nei confronti delle donne. La loro vita, per farla breve, in Iran vale la metà di quella di uomo: di fronte ad uno stesso reato vengono condannate ad una pena doppia e, a differenza dei loro mariti, non possono assolutamente sposarsi più di una volta. E in tutto ciò, chi cerca di opporsi a queste ingiustizie e chiede la parità dei diritti – come l’organizzatissimo movimento femminista – viene accusato dal regime di attentare alla sicurezza della nazione. Da qui, per migliorare la situazione, si può partecipare ad una raccolta firme sui siti www.femschool.net e www.unitedforiran.com. Ma c’è anche la possibilità di dare vita ad una collaborazione tra le donne imprenditrici italiane e quelle iraniane? Lo ha chiesto Benedetta Rasponi, imprenditrice bolognese e presidente di CNA Impresa Donna Emilia-Romagna. Shirin Ebadi le ha risposto che è difficile, ma non impossibile. Chiunque in Iran collabori con l’estero, viene infatti considerato una spia. Ma in alcuni settori piuttosto fiorenti, come l’artigianato e i piccoli laboratori di tessitura dei tappeti, il controllo del regime è meno sensibile. E’ qui, dunque, che uno scambio di informazioni e di consigli di marketing con le imprese italiane potrebbe essere molto utile. Anche perchè le sanzioni a cui devono sottostare le imprenditrici iraniane hanno fortemente danneggiato la loro attività. Ecco insomma un ulteriore modo in cui sfruttare il serbatoio di talento delle donne. Tantopiù che, come ha ricordato la responsabile di CNA Impresa Donna Emilia-Romagna Lalla Golfarelli, nell’ultimo triennio le imprese femminili hanno resistito di più alla crisi e stanno insidiando i settori fino ad ora di prerogativa esclusivamente femminile. Forse per merito della loro maggiore obiettività e del fatto che, a differenza dei loro colleghi uomini, sono più propense a tenere i piedi per terra.

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