Le cooperative, un patrimonio di cui tutti dobbiamo prenderci cura


REGGIO EMILIA, 14 MAR. 2009 – Sala gremita alla Cantina Albinea Canali per la presentazione, avvenuta ieri, del “Rapporto sulla cooperazione reggiana”. La cooperazione è sempre più una risorsa fondamentale per il tessuto sociale ed economico reggiano: è questo il risultato che emerge con evidenza dal rapporto, che è stato realizzato con il contributo della Camera di Commercio di Reggio Emilia e in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico. Presenti all’iniziativa, tra gli altri, il sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio, la senatrice Leana Pignedoli, l’on. Emerenzio Barbieri, il consigliere regionale Marco Barbieri, il presidente del Consiglio Provinciale Lanfranco Fradici, la presidente della Fondazione Manodori Antonella Spaggiari, Stefano Tombari della Lega Nord, Simone Montermini del Pd, Ivan Bertolini della Cia, Matteo Alberini della Cgil e Giorgio Allari della Cna, che è intervenuto portando il saluto della sua organizzazione.Dopo il saluto del presidente della Camera di Commercio Enrico Bini, che ha sottolineato il ruolo da protagoniste delle cooperative reggiane, è intervenuto Mario Viviani di DTN consulenza, che ha illustrato il rapporto. E’ seguito l’intervento di Guido Caselli, responsabile Area studi, ricerche, progetti di sistema di Unioncamere Emilia-Romagna, che ha analizzato la realtà cooperativa reggiana a confronto con quella italiana e con il resto del sistema economico. Carlo Quattrocchi, responsabile dell’Albo delle Cooperative presso il Ministero dello Sviluppo Economico, ha poi illustrato la consistenza del sistema cooperativo italiano, sottolineando come la realtà delle cooperative reggiane sia ai vertici italiani per vivacità e per attività (cosa peraltro segnalata da Guido Caselli.L’obiettivo del rapporto – hanno spiegato i presidenti di Legacoop e Confcooperative, Ildo Cigarini e Giuseppe Alai – è quello non solo di render conto della consistenza del fenomeno cooperativo a Reggio Emilia, ma anche di avviare una riflessione su quanto la presenza delle cooperative ha rappresentato e rappresenta nella costruzione della struttura economico-sociale del territorio e nel consolidamento del rapporto – sempre più necessario – tra performance imprenditoriali e responsabilità sociale. “Con questa iniziativa – hanno detto Alai e Cigarini – vogliamo infatti approfondire il rapporto che c’è tra le cooperative e il territorio e viceversa: se tutti i cooperatori devono essere consapevoli del valore sociale della loro azione (e ciò deve portare a una assunzione profonda di responsabilità) c’è anche il bisogno che la cooperazione sia ben compresa da tutti. In altri termini, se appaiono chiari i vantaggi prodotti dalle cooperative per il proprio ambiente sociale, tale ambiente ha il dovere di considerare le cooperative come un proprio patrimonio, indirizzandolo, criticandolo, sospingendolo a correggersi, ma curandone ruolo, presenza e prospettive.”I risultati del RapportoIl rapporto – che fa riferimento agli esercizi 2005, 2006 e 2007 – riguarda il complesso della cooperazione reggiana (cooperative aderenti e non aderenti), passando poi alle cooperative aderenti alle due Centrali e, infine, presenta alcune rilevazioni sulla dinamica economica e di funzionamento su un campione di cooperative.Delle 753 cooperative presenti a Reggio Emilia nel 2007, 664 risultano attive e, di queste, 566 sono aderenti alle due Centrali e realizzano un valore della produzione di 7.339 milioni di Euro.Il patrimonio netto delle cooperative (capitale, riserve e risultato di esercizio) si è incrementato del 13% nel 2006 e del 9% nel 2007, arrivando a 2,5 miliardi di Euro, con oltre due miliardi rappresentati dalle riserve. Le cooperative aderenti alle Centrali sono pressoché tutte a prevalenza mutualistica; le riserve sono indivisibili e rappresentano pertanto il patrimonio intergenerazionale e sociale della cooperazione. Su 566 imprese, 310 hanno chiuso l’esercizio 2007 in utile, 106 in perdita e 150 in pareggio. Il totale degli utili è stato di oltre 160 milioni, mentre il totale delle perdite è stato di sei milioni e mezzo.Per quanto riguarda le imposte e tasse, il dato relativo a Irap e Ires ha visto un esborso, nel 2007, di poco inferiore a 81 milioni di Euro, un importo pari a oltre il 50% dell’utile.Gli occupati totali (in una provincia che conta 231.000 lavoratori) sono oltre 43.000, di cui il 62% donne e il 38% uomini. Gli occupati stranieri delle cooperative rappresentano il 9,8% (4.280 totali) e sono in aumento del 22% nel 2007.I soci delle cooperative reggiane di Legacoop e Confcooperative sono complessivamente 644 mila (considerando anche i soci fuori provincia e quelli che sono soci di più cooperative) a cui si devono aggiungere 10.743 soci sovventori.Il prestito sociale è attivo nel 37,5% delle cooperative e assomma a un miliardo e 800 milioni di Euro.Gli investimenti: si riducono progressivamente nel triennio, passando da 206 milioni nel 2005 ai 151 milioni di Euro nel 2007. È importante sottolineare che l’importo degli investimenti è negli anni più o meno pari a quello degli utili e si conferma di un certo rilievo anche in una condizione economica già segnata da difficoltà. Vuol dire dunque che gli utili sono sempre rimasti nelle imprese, e sotto forma di patrimonio inalienabile.Valore aggiunto. Osservare la produzione e la distribuzione del valore aggiunto vuol dire rendersi conto del valore non solo economico, ma anche sociale di una organizzazione. Il valore aggiunto è, nel 2007, pari a 1.186 milioni di Euro, equivalente al 24% della produzione totale. È devoluto in gran parte al lavoro (61%), seguono i finanziatori (14%). Il 4% va allo Stato sotto forma di imposte.“Un elemento da segnalare in modo particolare – hanno concluso Cigarini e Alai – è la presenza diffusa della cooperazione in tutti (o almeno in moltissimi) comparti produttivi e merceologici. Il significato supera ancora una volta il mero dato economico ma definisce propriamente la cultura economica e sociale del territorio. È una tratto culturale di cui bisogna essere molto consapevoli, soprattutto quando – nascendoci dentro – si rischia di considerarlo naturale”.

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