Le cooperative in E-R: 10 anni di sfide


BOLOGNA, 4 APR. 2011 – Una realtà importante, grande ma un po’ provinciale, che fatica ad innovarsi e ad aprirsi ma che, anche per questo, è sopravvissuta bene alla crisi. E’ quella che esce dall’indagine dell’ufficio studi della Banca d’Italia, presentata a Bologna nella sede di Legacoop. Uno studio che si prefigge di rispondere ad una serie di domande: come ha reagito il sistema cooperativo emiliano-romagnolo agli sconvolgimenti degli ultimi dieci anni? Che strategie ha adottato per rispondere alle sfide della globalizzazione, della flessibilità e dei nuovi mercati? Una scelta coraggiosa insomma, quella della Lega, che, aprendosi a uno sguardo esterno, è stata costretta ad interrogarsi su quelli che possono essere i propri limiti, soprattutto in prospettiva. Confrontando i dati emersi dall’indagine – condotta su un campione di 57 cooperative regionali – con quelli sulle imprese di capitale italiane, si scopre infatti che mentre i principali antagonisti per le non-coop sono distribuiti su tutto il territorio nazionale e all’estero, per le coop il primo concorrente è quasi sempre nella stessa regione. Anche la diversificazione dei prodotti non è al centro dei progetti cooperativi e le percentuali di fatturato legati al core business superano l’80%. Un altro dato significativo è quello legato ai lavori che vengono esternalizzati: se le società di capitale affidano ad altri soprattutto i servizi informatici, le coop comprano da fuori ricerca e sviluppo. Per quanto riguarda la governance, mentre crescono i dirigenti laureati, soprattutto giovani, e i presidenti di cooperative donna sono a un buon 12,3%, i mandati sono lunghi, intorno ai 10 anni. Alta anche l’età media dei capi: quasi 55 anni per i presidenti e 48,7 per i dirigenti di quarta fascia. Infine, pur crescendo in maniera naturale (interna), le coop hanno una forte diffidenza per fusioni e incorporazioni. E faticano a trovare economie di scala. "Siamo contenti di questa indagine – ha detto il presidente Legacoop Emilia-Romagna, Paolo Cattabiani – che ci aiuta a domandarci come guidare il processo di modernizzazione di questa regione senza perdere di vista quelle che sono le nostre caratteristiche. Per quanto riguarda il nostro rapporto con la finanza, legato ad acquisizioni e simili, devo dire che noi non siamo in nessun salotto buono. Abbiamo un rapporto interno con la finanza, ce la autocreiamo. Sulle dimensioni, abbiamo coop che sono leader nei loro settori. Ma anche dove siamo leader dobbiamo crescere e ripensarci crescendo". Cattabiani si è anche soffermato sulla governance, parlando dell’attuale assetto come "i vestiti di quando eravamo bimbi". Infine sul rapporto col territorio: "E’ stato il cordone che ci ha alimentato. Non deve diventare il cordone che ci strangola".

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