Le ali spezzate della Mandarina Duck


GRANAROLO (BO), 6 MAG. 2011 – "In lotta per continuare a volare". E’ la scritta sullo striscione dei lavoratori della Mandarina Duck che ieri hanno organizzato un presidio davanti al palazzo della Provincia di Bologna. Dentro si è discusso dell’incerta situazione dell’azienda del settore della pelletteria, uno dei marchi più conosciuti nel mondo. Ma il primo tavolo di crisi non ha portato buone notizie. La società ha infatti reso esplicita la volontà di dichiarare trenta esuberi. Sarebbe questo il modo più semplice trovato per correre ai ripari dall’attuale grosso problema della Mandarina: la mancanza di liquidità.Nonostante la notorietà della griffe, l’anatra non vola, e nemmeno può nuotare, vista l’assenza, appunto, di liquidi. Le regolate sull’azienda di moda sono arrivate prima col tracollo della Mariella Burani (che attraverso la controllata Antichi Pellettieri aveva il 42% di Mosaicon, il gruppo di cui fa parte Mandarina), poi con l’uscita di scena del fondo inglese Emerisque, che aveva promesso di diventare azionista e di ricapitalizzare l’azienda. Ora l’ultima ancora di salvezza sembra essere la cessione dell’azienda di borse Braccialini, marchio anch’esso del gruppo Mosaicon. Ma i tempi sono stretti, se la vendita non si concretizza entro metà giugno, la Mandarina Duck rischia il fallimento. Un vero peccato, visto che le ordinazioni ci sono. Solo che senza i soldi per comprare le pelli, la produzione naviga ogni giorno a vista. Col rischio che a saltare sia tutta la prossima stagione autunno-inverno. I lavoratori impiegati nello stabilimento di Cadriano di Granarolo sono 75, ma molti di più sono quelli sparsi in giro per l’Italia e nel resto del mondo, nei negozi a marchio. Fino a un anno fa il fatturato era di 50 milioni, ora si è praticamente dimezzato. Secondo il rappresentante sindacale Marco Grandi della Filctem-Cgil le cause vanno cercate anche nelle scelte sbagliate del management. "Non c’era alcun bisogno di lanciarsi in nuove linee di abbigliamento – spiega il delegato -, specie in un momento come questo di crisi per quel settore".

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