Lavoro senza diritti. “L’Italia è una polveriera”


BOLOGNA, 1 AGO. 2011 – "Alle centinaia di vertenze aperte sul territorio nazionale, che vedono coinvolti circa 500.000 lavoratori in cassa integrazione di cui 50.000 in Emilia-Romagna, si aggiungono in queste settimane vere e proprie rivolte dei lavoratori più sfruttati, che tutti i giorni fanno anche i conti con il fatto di non essere riconosciuti come cittadini, persone. E’ il caso dei lavoratori egiziani che fanno i facchini a Piacenza con buste paga di 1,67 al mese (proprio così, un euro e sessantasette centesimi) con i caporali che decidono quando uno può lavorare, degli indiani di Reggio Emilia che si sono rifiutati di lavorare senza l’applicazione del contratto nazionale, delle cinesi di Rimini che lavoravano con un salario di 4,5 all’ora".E’ il quadro tracciato dal segretario regionale Cgil Antonio Mattioli, responsabile delle politiche contrattuali. "In diversi casi – spiega Mattioli – l’azione del sindacato, della Cgil, ha permesso il ripristino della legalità e dell’applicazione dei contratti, ma ormai è l’intero sistema produttivo che è malato ed è parzialmente connivente con situazioni di vera e propria illegalità.E’ ormai indispensabile, vitale per il paese, che si crei un blocco sociale, realmente alternativo a questo modello, costituito da forze sociali, istituzioni locali, rappresentanza politica, che su alcune parole d’ordine come legalità, democrazia, sviluppo eco-compatibile e socialmente sostenibile, lavoro, si mobiliti e dia la spallata a questo sistema.A nulla servono appelli al senso di responsabilità, patti che non fanno i conti con la realtà. Dobbiamo rilanciare, a partire dalla Cgil, un’idea di paese che tuteli realmente le fasce più deboli che in questi anni sono quelle che, da sole, stanno pagando la crisi; in caso contrario saremo di fronte ad una ‘rivolta’ sociale i cui effetti non sono prevedibili".

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