Lavoro nero e irregolare, cooperazione e sindacati si mobilitano


REGGIO EMILIA, 22 GEN. 2009 – Cresce lo stato di allerta e si rafforzano le azioni di contrasto del lavoro nero e irregolare da parte di centrali cooperative, organizzazioni sindacali e istituzioni, con una particolare attenzione al comparto della logistica. “Un settore – spiega Mario Lucenti, responsabile del settore lavoro e servizi della Confcooperative – in cui la cooperazione ha assunto un ruolo primario come referente di tanta parte del mondo industriale per la gestione dei processi di gestione delle merci e dei magazzini, e nel quale, più che in altri comparti, si trova a contrastare fenomeni di lavoro nero e irregolare, con l’aggiunta di forme di dumping contrattuale che sviliscono il ruolo dei lavoratori, non assicurano adeguate tutele e distorcono fortemente la competizione tra le imprese”.“In questa fase di crisi economica – prosegue Lucenti – è peraltro accresciuto il rischio che si moltiplichino situazioni di irregolarità, legate da una parte al tentativo di compressione dei costi da parte della committenza e, dall’altra, proprio all’attività di imprese senza scrupoli orientate a moltiplicare le situazioni di lavoro nero o il ricorso a contratti “di comodo” contrastati da tutte le altre centrali cooperative ma siglati dall’Unci con sindacati di nessuna rappresentatività”. Tre, secondo Lucenti, le azioni immediate da mettere in atto: “in primo luogo una maggiore corresponsabilità della committenza nell’assicurare la regolarità del lavoro e la corretta osservanza dei contratti nazionali, con le relative conseguenze nel caso di infrazioni; accanto a questo – prosegue l’esponente della Confcooperative – la creazione di un Osservatorio regionale sul facchinaggio – in analogia a quanto già esiste nella nostra provincia – che consenta un’azione di monitoraggio e di repressione più efficace, tenendo conto del fatto che le attività di logistica travalicano i confini provinciali; la terza azione, infine, riguarda la conferma di quanto già preannunciato da Cooperfidi (la struttura regionale di Garanzia creata da centrali cooperative e Regione Emilia-Romagna), ovvero il non accoglimento delle domande di finanziamento che fossero avanzate da cooperative di produzione e lavoro che, al fine del trattamento economico dei soci lavoratori, non prendano a riferimento il contratto collettivo di lavoro stipulato dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale”. “Tale misura – sostiene Lucenti – deve essere assunta anche dalla Regione Emilia-Romagna e va ovviamente estesa a tutte le tipologie di impresa”. Queste, dunque, le attese e le proposte che la Confcooperative provinciale lancia alla vigilia del convegno regionale che si terrà venerdì 23 gennaio a Bologna su “Il settore logistica tra sviluppo e legalità”. Organizzato da centrali cooperative e organizzazioni sindacali con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna (nella cui sede si terranno i lavori), il convegno coinvolge anche la Direzione regionale del lavoro e Unioncamere. “Mettendo a confronto tutte le parti in causa – conclude Lucenti – proprio da qui ci attendiamo un concreto esito verso l’Osservatorio regionale, fino ad oggi rimasto al palo”.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet