Lavoro, Napolitano non firma la controriforma


31 MAR. 2010 – Mancano garanzie sui licenziamenti. Questo uno dei motivi che ha portato il presidente della Repubblica a mettere un freno a un procedimento legislativo che vuole cambiare profondamente il diritto del lavoro. Giorgio Napolitano ha deciso di non firmare il Disegno di legge del governo che prevede il ricorso all’arbitrato nei casi di licenziamento. Una legge contro la quale la Cgil è scesa in pazza il 12 marzo scorso, per denunciare l’aggiramento dell’articolo 18 della Costituzione che protegge il lavoratore dal licenziamento illegittimo. Un testo considerato pessimo anche dagli esperti di diritto del lavoro, così come dall’Associazione nazionale magistrati che vi ha visto il tentativo di sterilizzare i poteri di controllo dei giudici sul rispetto della legalità. Una riforma chiaramente sbilanciata a favore del contraente più forte, il datore del lavoro, e che schiaccia il soggetto più debole, il lavoratore. "Precise garanzie" e "un più chiaro e definito equilibrio tra legislazione, contrattazione collettiva e contratto individuale", sono i punti, si legge nel comunicato del Quirinale, su cui il Parlamento è chiamato a legiferare meglio. La legge dal lungo titolo "Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione degli enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l’impiego, di incentivi all’occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonchè misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro«, si legge in un comunicato del Quirinale", è la prima ad essere rinviata alle Camere, a norma dell’art. 74 delle Costituzione, dal presidente Napolitano, da quando, nel maggio di quattro anni fa, ha assunto la carica.

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