Latte acido


2 MAR. 2009 – Più di duecento trattori che sfilano sotto i ponti di Calatrava a Reggio Emilia. E’ la protesta degli agricoltori emiliano-romagnoli contro il decreto Zaia sulle quote latte. Una manifestazione organizzata da Legacoop, Confcooperative, Cia e Confagricoltura. Una questione, quella della redistribuzione delle quote latte, che sta diventando sempre più grande. Coi colleghi lombardi che nella stessa giornata tentano l’assedio alle case di Bossi e Berlusconi. Due leader politici ora, con questo decreto in votazione mercoledì alla Camera, rinnegati da tanti allevatori che li avevano in precedenza sempre sostenuti. Il provvedimento, in sostanza, premia, con quote gratis, i produttori (circa 650) che in questi anni le quote latte proprio non le hanno tenute in considerazione. Allo stesso tempo penalizza direttamente i produttori che hanno rispettato le regole e che per questo si sono indeboliti o hanno limitato lo sviluppo e la competitività delle loro aziende. Con un decreto di questo tipo molti agricoltori si sono pentiti di aver acceso mutui con le banche per acquistare le quote. Quando sarebbe bastato sforare tranquillamente oppure vendere addirittura le quote ad altri continuando a produrre."Noi difendiamo un concetto di equità civile e di rispetto dei diritti di chi ha sempre pagato le quote, di chi ha acquisito terreni in affitto per restare nelle regole" spiega Mario Girolami di Confindustra Emilia-Romagna. Non va proprio giù agli agricoltori che chi è stato dentro i limiti finisca equiparato a chi ha superato i tetti di produzione. “Chiediamo che ci sia effettivamente la copertura economica dei 500 milioni per gli agricoltori che hanno comprato le quote e rispettato le regole. Seconda cosa, vogliamo che siano chiare le priorità di assegnazione di questa possibilità produttiva senza confusione, e che gli splafonatori vadano in coda” ribadisce Nazario Battelli della Cia Emilia-Romagna.All’affollata assemblea degli allevatori che si è tenuta alla Fiera reggiana ha partecipato, tra glialtri, anche l’assessore regionale all’Agricoltura Tiberio Rabboni, che ha portato il sostegno della Regione e ha ricordato che tutte le Regioni italiane hanno bocciato il decreto. Questo – ha affermato – deve cambiare, altrimenti significa che una minoranza arrogante prevale sulla maggioranza degli allevatori. Ampia e bipartisan la rappresentanza dei parlamentari, con i senatori Pignedoli, Brandolini e Soliani del Pd e i deputati Marchi e Motta del Pd e Barbieri del Pdl. Presente anche il consigliere regionale Filippi del Pdl.Per buona parte dell’Emilia-Romagna latte significa Parmigiano-Reggiano. Solo nella provincia di Reggio Emilia ogni anno vengono prodotti 5milioni di quintali di latte e un milione di forme di grana. La grande maggioranza dei produttori locali ha sempre rispettato le regole ed ha subito la concorrenza sleale di chi ha prodotto senza averne diritto. Un settore, quello del Parmigiano, il cui mercato da mesi poggia su un delicato equilibrio. La solita gestione “all’italiana” delle regole, fatta di condoni per chi non ha rispettato le quote latte, in questo caso, non può di certo aiutare i tanti caseifici consorziati ma soprattutto le migliaia di allevatori che a loro fanno riferimento. 

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