Lapam: il dramma lavoro giovanile


“Nei sei anni di crisi profonda, tra il 2008 e il 2013, le imprese artigiane del nostro territorio hanno sofferto più di altre tipologie di aziende. L’occupazione nel settore è calata del 2,7% in questi anni e la dimensione media, sempre in termini occupazionali, è invece calata del 17,6%. L’altro dato preoccupante è quello del ricambio generazione e dell’occupazione giovanile, oltre che di quella femminile. Giovani e donne lavorano meno e questo è un serio problema per l’intero sistema Paese e non solo per il nostro territorio”. Erio Luigi Munari, presidente generale Lapam Confartigianato Modena-Reggio Emilia, commenta i dati forniti dall’associazione riguardo l’occupazione nelle imprese artigiane associate, dati provenienti dal monitoraggio costante da parte dell’Ufficio studi Lapam. Nel periodo preso a riferimento, infatti, il dato dell’occupazione fa segnare un -2,7% mentre la dimensione media in termini occupazionali è diminuita del 17,6%, segno, questo, di una destrutturazione del comparto. Le imprese artigiane sono sempre più piccole. All’interno di questo processo la componente ‘operaia’ passa dal 63,9% del 2008 al 69,4 del 2013: come dire che la contrazione non avviene in termini lineari, ma fa salvo soprattutto l’aspetto più direttamente produttivo delle imprese. Questa concentrazione sul ‘fare’, sulle competenze produttive, sul sapere aziendale, viene confermata anche da un altro dato importante: la continuità contrattuale. Infatti se nel 2008 gli operai assunti a tempo indeterminato erano l’88,7% del totale, nel 2013 rappresentano ancora, nonostante tutto, l’86,3%, con uno scarto minimo considerato il rivolgimento complessivo di questi anni, non soltanto in termini economici. E se da un lato anche la componente lavorativa femminile paga un prezzo durissimo per questi territori, così consapevoli nel valorizzare il binomio donna/lavoro, passando dal 49,5% del 2008 al 35,9% del 2013, chi più di tutti ‘porta la croce’ sono sicuramente i giovani. Il confronto è chiaro e impietoso: se nel 2008 i giovani tra i 18 e i 25 anni rappresentavano ben il 15,6% del totale degli occupati nelle imprese artigiane – a conferma della fiducia verso i giovani e della loro concreta occupabilità nelle piccole aziende, nel 2013 i giovani sono passati al 12,7%. Il contraltare è rappresentato dai lavoratori in forza con età superiore a 56 anni, quasi raddoppiati in 5 anni, passati dal 6,3% del 2008 all’11% del 2013. Senza discontinuità le due linee di tendenza sono destinate ben presto a incrociarsi.

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