Lapam: calano occupazione e imprese


“Le piccole e medie imprese sono la spina dorsale del Paese e del nostro territorio. Se si volatilizzassero i 4.347.339 piccoli imprenditori italiani l’economia italiana diventerebbe un deserto. Eh sì perchè l’impatto sulla popolazione sarebbe del – 7,3% ma il valore aggiunto generato dalle imprese si dimezzerebbe, il Pil perderebbe praticamente quanto prodotto dalle imprese del Nord Italia. Il numero dei disoccupati triplicherebbe e la disoccupazione passerebbe dal 12 al 43%”. Una previsione catastrofica quella del Centro studi Confartigianato, e anche la fotografia dei dati reali è tutt’altro che positiva. Il periodo preso in esame è quello che va da gennaio a settembre 2013: l’occupazione scende, il calo percentuale è dell’1,5%, del 3,1% se si guarda alla sola mano d’opera femminile, e non c’è segno di una solida ripresa. Il calo maggiore è per i contratti a termine. Il calo della meccanica, unito a quello del commercio e dell’edilizia, spinge verso il basso l’intera dinamica occupazionale. In controtendenza Carpi che, con il settore Moda che tira, mitiga l’andamento negativo generale.
In nove mesi è calato anche il numero delle aziende; l’incremento del lavoro dalla ripresa dei cantieri nell’area del sisma non ha ripercussioni complessivamente positive sul numero di imprese e l’incremento di addetti riguarda solo in minima parte le imprese del territorio. Da Lapam arriva dunque una chiara assunzione di responsabilità anche in vista delle prossime amministrative. I nuovi sindaci e le nuove giunte dovranno avere un piglio imprenditoriale.

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