“Burocrazia alle stelle, l’energia costa più della media Ue”


Burocrazia costosissima, energia più cara della media Ue. Tiene, non senza qualche ombra, solo l’export. Queste considerazioni emergono dalla ricerca Confartigianato Lapam presentata nel corso dell’assemblea delle federate Confartigianato e Aspim in vista del congresso provinciale del 25 e 27 ottobre. La serata, aperta dal saluto del segretario generale Carlo Alberto Rossi e da quello del presidente Confartigianato Modena-Reggio, Gilberto Luppi, è proseguita con l’analisi dei dati e con gli interventi dell’onorevole Raffaello Vignali del Pdl (Paola De Micheli, del Pd, ha dovuto rinunciare a causa di un attacco febbrile), mentre le conclusioni sono state del presidente Aspim, Amedeo Genedani e del presidente generale Lapam Modena-Reggio, Erio Luigi Munari.

“La burocrazia ha costi davvero ai limiti della sostenibilità – afferma Luppi – pensate che nella nostra provincia il costo per le imprese ammonta complessivamente a 359,1 milioni di euro! Un costo enorme, che diventa insopportabile quando questi costi, ei tempi lunghissimi, si riferiscono all’area del sisma e alle aziende colpite dal terremoto”. Fa eco Genedani, appena eletto presidente nazionale di Confartigianato Trasporti: “I costi dell’energia rappresentano un problema molto serio. I dati di cui disponiamo ci dicono che una impresa di Modena, in media naturalmente, paga una bolletta di 4.487 euro più salata rispetto alla media dell’Unione Europea, con un inevitabile gap competitivo. Possiamo permetterci di spendere così tanto di più in un mercato, quello dell’Europa, che è a tutti gli effetti il mercato domestico delle nostre imprese?”.

Gli unici indicatori positivi, pur se con più di qualche ombra, riguardano l’export: “Il saldo positivo del commercio estero è trainato dall’attivo dei beni strumentali – sottolinea Munari – un settore che ha nel nostro territorio numeri molto significativi che stanno, di fatto, sostenendo e facendo crescere le imprese orientate all’internazionalizzazione. Va però sottolineato come, a fronte di un aumento delle esportazioni, vi sia un calo della produzione manifatturiera. Segno, forse, che il ‘made in Italy’ non è adeguatamente tutelato e che i rischi di delocalizzazione sono reali” conclude il presidente generale Lapam.

 

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