Lactalis imprendibile. Le reazioni degli agricoltori


26 APR. 2011 – Per gli italiani non c’è mai tempo a sufficienza per mettersi d’accordo sul mantenimento in patria della proprietà di Parmalat. I francesi di Lactalis arrivano sempre un momento prima. E ora che l’italianità di un altro grande marchio se ne sta andando, agricoltori e allevatori corrono ai ripari. "L’obiettivo prioritario resta quello della salvaguardia degli interessi degli allevatori e con esso la difesa del latte italiano e della sua giusta remunerazione alla stalla", dice Giuseppe Politi della Cia-Confederazione italiana agricoltori."Quella di Lactalis è un’iniziativa – aggiunge – che scompiglia le carte in tavola. Il provvedimento varato dal governo nei giorni scorsi non ha minimamente scalfito le intenzioni dei francesi che si accingono ormai ad avere il controllo della Parmalat, viste le difficoltà che si stanno riscontrando per costituire una cordata italiana. E tutto ciò dimostra ancora una volta la mancanza di un’efficace politica in campo agroalimentare"."Il gruppo Lactalis ha riaffermato anche in questa occasione – prosegue Politi – la propria volontà di sviluppare il piano nel rispetto dell’italianità della Parmalat, mantenendo la sede in Italia, salvaguardando gli assetti produttivi, i dipendenti e la filiera italiana del latte, nell’interesse dell’economia del territorio. Non mettiamo certo in discussione le affermazioni dei francesi, ma quello che ci rammarica è che il nostro agroalimentare parla sempre meno italiano"."Davanti a questi nuovi sviluppi – rimarca Politi – non possiamo che ribadire l’esigenza di dare reali certezze ai nostri produttori zootecnici da latte". "In attesa degli sviluppi dell’intera vicenda – conclude Politi -, auspichiamo che anche per quanto riguarda il provvedimento sull’etichettatura d’origine si possa passare al più presto ad una concreta attuazione". COPAGRI,DOV’E’ INTERESSE PER AGROALIMENTARE ITALIA?"Italianità è per noi la tutela e la valorizzazione del prodotto, nella fattispecie il latte, e dei produttori e teorico presupposto affinché i suddetti obiettivi possano essere perseguiti è che la Parmalat resti in mani italiane". Ha affermato il presidente della Copagri, Franco Verrascina. "Diciamo teorico presupposto – rileva Verrascina – perché sull’origine della produzione agroindustriale occorre lavorare ancora nella direzione della totale trasparenza. E’ incredibile constatare che, determinate le condizioni temporali per trovare una cordata italiana in grado di acquisire Parmalat, a muoversi per prima è sempre Lactalis, con il lancio dell’Opa. Dov’è l’interesse reale per l’agroalimentare italiano?" "Ci appelliamo – conclude Verrascina – affinché l’industria nazionale sappia adeguatamente rispondere alla Lactalis e, soprattutto, affinché venga garantito l’approvvigionamento da prodotto italiano".COLDIRETTI, GARANTIRE L’ACQUISTO DEL LATTE ITALIANO Tre litri di latte a lunga conservazione sui quattro venduti in Italia con marchi del Made in Italy sono in realtà già stranieri – senza indicazioni per il consumatore – come pure il latte impiegato in quasi la metà delle mozzarelle in vendita. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti che sottolinea l’importanza di garantire l’acquisto di latte italiano che garantisce elevati standard di qualità.Complessivamente in Italia – rileva la Coldiretti – sono arrivati in un anno 9 miliardi di chili in equivalente latte (fra latte liquido, panna, cagliate, polveri, formaggi, yogurt e altro) utilizzati in latte a lunga conservazione, latticini e formaggi all’insaputa dei consumatori italiani.L’italianità – sostiene Coldiretti – va difesa a partire dalla garanzia di provenienza del prodotto che viene venduto dietro marchi italiani per difendere il lavoro dei 40mila allevamenti italiani dal rischio che vengano spacciati come Made in Italy prodotti importati dall’estero e per questo occorre rendere pubblici i dati relativi alle ditte di destinazione delle importazioni di latte dall’estero.Servono dunque un progetto industriale che si impegni su un Made in Italy che, oltre al marchio, acquisti materie prime nazionali, ma è anche determinante – conclude la Coldiretti – rendere obbligatoria l’indicazione in etichetta dell’origine territoriale del latte a lunga conservazione e di quello impiegato per le produzioni casearie, come peraltro previsto dalla legge approvata all’unanimità dal Parlamento all’inizio dell’anno.

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