Lacrime e smentite: la Franzoni torna in aula


TORINO, 16 GIU. 2010 – Anna Maria Franzoni torna in tribunale a Torino, e piange quando si trova a raccontare la sua versione dell’omicidio del figlio Samuele, per il quale sta scontando 13 anni nel carcere di Bologna. Ma oggi nella Maxi aula 3 non si discute dell’omicidio avvenuto il 30 gennaio 2002. E’ di scena, invece, il processo Cogne bis, che si concentra sui  rapporti della Franzoni con i vicini di casa, e in particolare con Ulisse Guichardaz. Il 30 luglio 2004, pochi giorni dopo la condanna in primo grado, Anna Maria firmò la denuncia contro l’uomo, frutto di una serie di accertamenti di collaboratori del suo difensore di allora, Carlo Taormina. La donna però in aula ha sostenuto di non avere letto il documento e nemmeno di essersi completamente resa conto che si trattava di una denuncia vera e propria. "Io credevo che fossero solo indicazioni agli investigatori. Sono stati i miei nuovi avvocati nei giorni scorsi a leggermela. Quando mi hanno detto di cosa si trattava sono cascata dalle nuvole". Fulcro dell’accusa di Taormina erano le impronte digitali lasciate, come si è poi scoperto, da un fotografo della Franzoni, Erik Darst, imputato di frode processuale. Anna Maria Franzoni non ha risparmiato parole di critica verso il modo in cui furono fatte le indagini sulla morte del figlio e anche qualche frecciata all’avvocato. "Io non sono stata – ha sottolineato – e ancora oggi voglio fare di tutto perché siano fatte indagini come si deve, indagini che diano risposte".Dalle parole della donna sono comunque emerse una scia di attriti e nervosismi con i vicini e molte malevolenze nei confornti di Guichardaz, circostanze che per il pm Ferrando potrebbero spiegare la sua ostilità verso il 39enne vicino di casa a Cogne.

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