La voce dei precari: “Il nostro tempo è adesso”


BOLOGNA, 9 APR. 2011 – Precarietà, sfruttamento, mancanza di risposte politiche sull’emergenza nazionale del precariato. Il popolo degli invisibili scende in piazza per dire no a tutto quel che caratterizza ormai da tempo la loro quotidianità. Lo fa oggi con “Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta”, la prima manifestazione nazionale organizzata e coordinata che in tutta Italia ha messo in rete associazioni e coordinamenti di precari di ogni settore, dal pubblico di scuola e università al privato di piccole e grandi aziende passando per le libere professioni.Come nei principali capoluoghi italiani, anche a Bologna i precari faranno sentire la loro voce, apartitica e apolitica. L’appuntamento è dalle 17 di sabato prossimo in piazza San Francesco: da lì parte il corteo che dietro lo striscione giallo “Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta” per la prima volta vedrà sfilare per le principali via del centro ricercatori, docenti, studenti, economisti, giuristi, inventori, giornalisti, operai, commessi, pony express, operatori dei call center. Poi, in serata, sono in programma i concerti di Cisco dei Modena City Ramblers, de le Bugie di Eolo e dei Rumba de Bodas.Alla manifestazione bolognese hanno aderito finora una trentina di sigle e di gruppi come Salotto Precario, Rete Ricercatori Precari, circolo Panenka, Bartleby occupato, Generazione P, Circolo Precari Pd , Bologna è Adesso, Coordinamento Precari Università, Sadir saperi diritti reddito, Concordanze Bologna, Coordinamento Migranti Bologna, Scuola popolare di musica Ivan Ilich, La Fabbrica di Nichi Bologna, Spazio Sociale Studentesco, Yes We Cash,Giovani democratici, Coordinamento giornalisti freelance, collaboratori e precari Free Ccp, Camera del lavoro Cgil Bologna.“Bologna è sempre stata lungimirante nelle scelte politiche che ne hanno fatto capitale del buon vivere – ha osservato la ricercatrice Barbara Grüning della Rete Ricercatori Precari presentando in conferenza stampa la manifestazione – ma questo ruolo sta venendo sempre meno, e non si vedono interventi concreti per dare risposte originali a un problema nazionale, che non è solo di reddito, ma di dignità e diritti”.“Una intera generazione vive la vita lavorativa e personale come fosse una ballerina costretta a danzare su un filo sottile, ricevendo colpi durissimi che rischiano ripetutamente di farla cadere – osserva invece lo studente Camillo Acanfora del circolo Panenka – Vorremo invece poter danzare liberamente, ed esprimere tutte le nostre potenzialità, siamo noi la il fulcro civile della società, siamo noi il futuro, e i nostri problemi sono quelli dell’intera società”.            Anche perchè, conclude Deborah Dirani del coordinamento giornalisti freelance, collaboratori e precari Free Ccp, che condurrà la serata dal palco, “di fatto l’ammortizzatore sociale per noi è la famiglia, genitori e nonni che intervengono nel sostegno al reddito. Noi over 30 se un augurio possiamo fare ai ventenni di adesso è che mai in futuro provino la frustrazione che proviamo noi a dover chiedere aiuto alla famiglia a questa età, dopo tutti gli studi fatti. Il precariato è anzitutto un problema di dignità, per questo in piazza con noi verranno genitori e nonni”.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet