La vera essenza dei reggiani: nuotare


1 AGO 2009 – “I reggiani eroi dell’estate”, urla a tutta pagina la Gazzetta di Reggio, regina incontrastata dell’informazione stampata cittadina: in Sardegna un imprenditore salva una bagnante, quattro canoisti sul Garda portano a riva un anziano! Faccio un piccolo sondaggio tra quattro amici reggiani doc e spiattello loro il giornale in faccia senza avvertirli. Tre mi guardano con lo sguardo vacuo (e allora?). Uno si mette a sghignazzare. Tre su quattro reggiani sono disinteressati, uno addirittura ci ride sopra. Come sondaggio è un po’ scarso, mi rendo conto, ma i reggiani mica crescono sugli alberi. Come racconta solo ieri la stessa Gazzetta, provate ad andare al parco, non ne trovate manco uno. Ci sono persino gli albanesi che giocano a domino (ma sarà legale?) ma di reggiani zero. Quindi mi devo accontentare.In vent’anni di vita in questa città non avevo mai sentito il termine “reggianità”. Poi da un paio d’anni a questa parte me lo trovo tra i piedi ad ogni passo, dove meno me lo aspetto. Mi chiedo spesso (tra me e me, naturalmente) che cavolo sia questa benedetta reggianità. Anche perché negli ultimi tempi sono inciampato anche in una ben più oscura “guastallesità”, e addirittura in una “bagnolesità”. Per non parlare, alzando poco lo sguardo, della “modenesità”, a cui il comune di Modena ha dedicato persino una festa. Almeno per contrasto (dico sempre nella mia testa) dovrei capirlo. Da cosa si differenzia dunque la reggianità dalla bagnolesità? Ci penso e ci ripenso ma confesso che la confusione nella mia testa regna sovrana. Non è tutta colpa mia: i confini non sono marcati come dovrebbero essere. Fai un passo sbagliato e ti trovi ad Albinea, acceleri un pochino e stai già a Rubiera. E un “diversamente reggiano” come me si confonde, appunto, non ci capisce più nulla.Da prima che arrivassi io, sotto casa mia staziona Ahmed, uno spacciatore maghrebino. Non lo so se si chiama Ahmed, sono io che lo chiamo così (nella mia testa) forse con un po’ di razzismo inconscio. Sta nello stesso palmo di marciapiede da più di vent’anni. Per la legge dell’usucapione adesso quel marciapiede dovrebbe essere suo, non del Comune. Ce lo insegnano a scuola che il primo scritto in italiano era appunto un documento sul possesso per tacita occupazione (vi ricordate? “Sao co chelle terre per chelli fini che chi contiene per trent’anni le possette parte Sancti Benedicti” eccetera). Cito Ahmed perché a volte mi chiedo se lui lo sappia in che città si trova, se abbia una minima idea di tutta questa storia della reggianità. Magari ne sa più di me, avendo a che fare con i “consumatori finali” reggiani di hashish, coca e donne straniere. Ma, confesso, ho paura a chiederglielo perché non ha mai avuto un’aria tanto socievole.Però a capire questa storia della reggianità io non ci rinuncio, devo assolutamente riuscirci. Per il momento, da fedele lettore della Gazzetta, un piccolo passo avanti comunque l’ho fatto. Quando vado in spiaggia prima di entrare in acqua mi assicuro sempre che ci sia almeno un reggiano nelle vicinanze.

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