La sicurezza di farsi male


PARMA, 10 SET. 2010 – Un facchino trentenne di nazionalità marocchina che lavora in uno zuccherificio e che, per cause ancora da accertare, scivola in grande sminuzzatore chimato cocla perdendo l’uso di entrambe le gambe. Sembra una storia da terzo mondo, ma è accaduta ieri in provincia di Parma, a San Quirico di Trecasali, nello stabilimento del gruppo Eridania-Sadam. Il motivo, in fondo, è molto semplice: nel nostro paese la sicurezza sul lavoro è considerata un qualcosa di superfluo. Sembra impossibile, ma a pensarla così è addirittura il ministro dell’Economia, che proprio poche settimane fa ha messo in discussione la legge che la regola, la 626, definendola un costo insopportabile per le aziende. E l’incidente di ieri è una diretta conseguenza di tutto ciò.Il lavoratore marocchino, infatti, lavorava per una cooperativa di facchinaggio creata da suoi connazionali, vincitrice dell’appalto grazie a notevolissimi ribassi rispetto alla società che curava precedentemente i lavori. Più precisamente, spiega il segretario generale della Cgil di Parma Patrizia Maestri, la sostituzione è dovuta alla disponibilità di questa cooperativa "a praticare un ribasso dei costi del 40%, sinonimo evidentemente di peggiori condizioni di lavoro e di minori garanzie per la sicurezza. Possibile – si chiede il segretario – che sempre più aziende, con la compiacenza come in questo caso di pseudo-cooperative, facciano della ricattabilità dei lavoratori lo strumento per incrementare i margini di guadagno abbattendo anche i costi destinati alla sicurezza?".Ricordando il caso del lavoratore dell’Eridania, Patrizia Maestri sottolinea anche che, tra l’altro, minor sicurezza in fabbrica non significa minori costi per la collettività. "Si tratta infatti di un uomo giovane, con moglie e due figli piccoli, un uomo che non potrà più lavorare. Chi se ne farà carico se non, giustamente, la collettività? E’ chiaro che il costo sociale di una così miope visione dovrà essere sostenuto dai cittadini, i quali davanti a casi come questo si fermeranno forse a riflettere sulla sensatezza di affermazioni come quelle del ministro Tremonti. Per indignarsi e protestare, affinché non si compia uno scellerato ritorno al passato". Una conclusione molto amara insomma, ma che in un mondo completamente deregolato come quello italiano rischia di diventare assolutamente normale.

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