La sfida socioimprenditoriale degli assistenti domiciliari


BOLOGNA, 5 AGO. 2011 – Il "care giver" – così viene chiamato chi si prende cura di un anziano, di una persona diversamente abile e non solo – è ogni giorno più in difficoltà. All’orizzonte ci sono nuovi ostacoli, come i tagli alla spesa sociale e sanitaria e la diminuzione di agevolazioni fiscali all’orizzonte. E’ per questo che CNA, che è un’Associazione di imprese che sono anche persone, ha deciso di analizzare a fondo i problemi di chi si prende cura di altri. Attraverso una ricerca svolta tra i propri associati, ha voluto verificare come vivono uomini e donne, imprenditori, dipendenti o pensionati con carichi di cura. Cosa emerge? Innanzitutto, che tra le persone che devono prendersi cura di qualcuno, ben il 70% deve farlo tutti i giorni. E ancora, che il 70% delle persone assistite sono in condizioni gravi e che di questi, il 45% soffre di pesanti disabilità psichiche. Ad assisterle sono genitori e figli; per il 60% si tratta di dipendenti e lavoratori autonomi e per il restante 40% di pensionati: se sono lavoratori dipendenti o imprenditori, nella stragrande maggioranza si tratta di donne; se sono pensionati, aumenta la quota di uomini. L’aiuto professionale (infermieri, assistenti domiciliari, badanti con regolare contratto) è spesso di modeste entità, e riguarda circa il 40% di queste persone, mentre l’80% degli intervistati utilizza forme di aiuto informale, ovvero quello dei familiari e del volontariato oltre a forme di assistenza non regolare: il 20% di queste famiglie hanno anche un sopporto professionale. Tale carico di cura produce secondo la ricerca, un elevato e significativo deterioramento nelle relazioni sociali per circa il 30% delle persone coinvolte, e in modo meno pesante ma comunque rilevante, per il 50%. La periodicità di cura e assistenza è quotidiana con un carico di almeno 20 ore la settimana per la maggioranza dei casi e di più di 40 ore settimanali per il 40 % dei soggetti indagati. “In Emilia Romagna, – spiega Lalla Golfarelli, responsabile divisione politiche sociali di CNA Emilia Romagna – nonostante lo sforzo straordinario compiuto con il Fondo regionale per la non autosufficienza, restano rilevantissimi il carico di lavoro di cura per la famiglie e i relativi costi, soprattutto per le famiglie che scelgono di mantenere in casa i propri familiari non autosufficienti. Lo dimostrano le stime, 123.000, e il numero delle assistenti familiari (badanti) che operano nelle nostre città. Un vero e proprio ‘lavoro’ di cura che però nasconde il lavoro gratuito di tanti uomini e donne o quote di lavoro nero o sottopagato. Un numero molto grande di persone hanno dunque dai servizi pubblici un aiuto sanitario, in molti casi l’assegno di accompagnamento, in altri l’assegno di cura, ma nessun aiuto tranne quello familiare o di aiuto informale, nella loro normale vita quotidiana”. La spirale di tagli avviata sulla spesa sanitaria e sociale e sulle agevolazioni fiscali alle famiglie rende ancora più difficile pensare a risposte adeguate al bisogno continuativo di sostegno per le funzioni elementari della vita per le persone non autosufficienti. “La domiciliarità – prosegue Lalla Golfarelli – è una delle chiavi di volta del nostro sistema di servizi ed è una condizione di funzionalità e di sostenibilità del sistema. Se questo pilastro cedesse, la pressione sulle strutture residenziali, sulle lungodegenze, sul sistema ospedaliero, potrebbe diventare insostenibile. Ora dipendiamo da donne straniere che fanno le assistenti familiari, la cui disponibilità è destinata a ridursi con il migliorare delle condizioni dei paesi di origine. Occorre essere previdenti". "A oggi – aggiunge Golfarelli – la spesa per la domiciliarità in una regione come l’Emilia Romagna, campione di spesa per la non autosufficienza attraverso il Fondo regionale, aumentato anche quest’anno, è circa la metà di quella per la residenzialità protetta per gli anziani non autosufficienti; la media annua di assistenza domiciliare per persona anziana assistita è nel 2009, di 147 ore all’anno. Siamo convinti che non si possa fare di più, che l’impegno della Regione sia già di per sè straordinario, ma siamo preoccupati del fatto che si sia costretti a fare di meno, a causa della pressione dei tagli sulla spesa socio-sanitaria e per i costi dell’accreditamento”.Gli assegni di cura e il contributo per le assistenti familiari hanno riguardato quasi 30.000 famiglie con anziani. L’assegno di accompagnamento va a più di 93.000 ultra sessantacinquenni. Insomma, una platea vasta di persone che è destinata a crescere per la spirale demografica: già ad oggi sono più di 156.000 anziani. Per CNA sarebbe utile che le politiche pubbliche oltre che attivare, promuovere e qualificare i necessari servizi pubblici o quasi pubblici, come nel caso dell’accreditamento, diventassero lievito di un’offerta articolata e qualificata di servizi alla persona, offerta che aiutasse ad andare oltre l’attuale aiuto domestico e contribuisse ad allentare la quasi insopportabile pressione sulle famiglie ed in particolare sulle donne. “Nel momento in cui alle famiglie ‘qualunque’ che quasi tutti noi siamo – sottolinea la dirigente CNA – si presenta il rischio di veder diminuire servizi e agevolazioni fiscali, può diventare un obiettivo di sostenibilità sociale trasformare il bisogno assistenziale di base, con risposte integrative al sistema dei servizi sociali e sanitari, in opportunità di un mercato di servizi alla persona, ripensando a politiche orientate al sostegno della domanda”. La Regione Emilia Romagna è un laboratorio naturale per le politiche a favore delle persone non autosufficienti. Infatti, a fronte di quasi 4.400.000 abitanti, ha il 22,42% di residenti con oltre 65 anni, l’11,54% con oltre il 75 anni, il 6,96% con oltre 80 anni. La speranza di vita è tra le più alte in Europa e, quindi, nel mondo.“Comprendiamo – conclude Golfarelli – che in un momento di tagli lineari possa apparire una provocazione avanzare l’idea di promuovere un mercato fatto da imprese responsabili, sociali e non, che accettino un mercato regolato, promosso come si è fatto per il risparmio energetico, con una potente iniezione di agevolazioni fiscali e accompagnato dalla possibilità di trasformare, in modo premiale per le famiglie, forme di sostegno al reddito legate alla non autosufficienza, in buoni servizio. Ciò appare sostenibile vista la presenza di un “mercato” destinato a crescere e non necessariamente limitato alle persone non autosufficienti, anziane e non. Ci chiediamo se nel cercare una strada per non scaricare sulle famiglie il dramma della non autosufficienza, non sia tempo di promuovere una integrazione positiva per una nuova sostenibilità della vita quotidiana, per nuovo lavoro buono e regolare, per imprese responsabili e certamente non delocalizzabili.”Per accompagnare lo sviluppo di un moderno settore di servizi alla persona, CNA presenterà nel corso di un convegno ad ottobre proposte per una offerta articolata progettata e qualificata di servizi. L’iniziativa si propone, invitando soggetti sociali e istituzionali al confronto, a condividere la conoscenza delle variabili in gioco, discutere le opportunità di questo nuovo contesto e confrontarsi con significative esperienze europee.

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