La seconda (e ultima) chance di Riccardo Riccò


28 GIU 2009 – Riccardo Riccò torna a correre. Lo fa in una squadra nuova, la Ceramica Flaminia-Bossini Docce, non iscritta al Pro-Tour e non partecipante quest’anno neanche al Giro d’Italia. Una squadra che, a differenza di altre, gli dà l’opportunità di essere il capitano, e quindi, di sperare di vincere qualche gara. Addirittura, la squadra guidata dal team manager Roberto Marrone gli ha garantito di costruirgli attorno, secondo le sue stesse indicazioni, un gruppo di corridori di primo livello, completamente integrati nel progetto Riccò-centrico. Un bell’attestato di fiducia per un ragazzo che l’anno scorso ha fatto proprio di tutto per perdere la fiducia di chiunque nel mondo del ciclismo, dai compagni di squadra ai tifosi ai dirigenti.A un anno da quel 17 luglio 2008, quando fu diramata la notizia della sua positività al CERA, tornare a credere e a tifare per questo ragazzo non è affatto facile. Dopo un esaltante Giro d’Italia, che lo aveva visto trionfare in due occasioni e lo aveva portato a un eccellente secondo posto in classifica generale, il campioncino nato a Sassuolo era arrivato al Tour de France portandosi dietro la stima e la carica di tantissimi tifosi, che in uno scalatore agile e fulmineo come lui potevano rivedere i lampi dei campioni del passato. E Riccò non aveva affatto tradito le attese: piccolo e imprendibile, aveva stravinto due tappe pirenaiche delle più dure, aveva agguantato la maglia a pois del miglior scalatore e quella bianca del miglior giovane ed era stato consacrato perfino dalla stampa transalpina quale astro nascente del ciclismo internazionale. Tanta esaltazione per i suoi successi gli si è inevitabilmente ritorta contro il 17 luglio, quando si è scoperto che di straordinario, questo ragazzo, aveva soltanto le iniezioni. Abbiamo assistito al solito copione: un campione in ascesa inarrestabile, pulito come un bambino, che dedica la vittoria alla sua giovane e bella fidanzata. Uno che, quando viene sorpreso dall’antidoping, prima nega tutto. Poi, di fronte all’evidenza, ammette di essersi dopato, ma solo ed esclusivamente in quella occasione, come se il doping gli fosse caduto dal cielo. Sinceramente pentito, lo abbiamo visto chiedere scusa a chiunque, ancor prima, ovviamente, che fosse pronunciata la sentenza. Infine, dopo neanche un anno, lo abbiamo visto pronto a ripartire con tanta gente che lo spinge e che vuole credere in lui. "Ho sbagliato" ha dichiarato Riccò alla sua presentazione ufficiale, "dovrò ritornare con modestia, quasi come un neo-professionista, e saranno le gambe a dare le vere risposte"La scena si è ripetuta di anno in anno, con a cambiare solo i nomi dei ciclisti e dei farmaci incriminati. Se dunque il mondo del ciclismo è stato così prodigo di seconde chance per tutti gli altri, come Basso e Garzelli, è giusto che lo sia anche verso il Cobra di Formigine, tanto più quando avrà scontato per intero la sua squalifica. Dunque, che gli sia pur data una squadra e qualche compagno capace di farlo vincere. Ma, per favore, che gli sia anche spiegato che non saranno le gambe a dare le vere risposte. Non dalle sue vittorie sarà stabilito se varrà ancora la pena di tifare per lui. Piuttosto, dai risultati delle sue analisi e dalle smorfie di fatica del suo volto. 

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