La ronda di Legacoop si chiama reinserimento


BOLOGNA, 23 SET. 2009 – "Noi facciamo reinserimento sociale con il lavoro. Questa è la nostra risposta alle ronde. All’insicurezza sociale noi rispondiamo così, non con la repressione". Alberto Alberani, responsabile delle cooperative sociali di Legacoop per l’Emilia-Romagna, ha sottolineato con orgoglio il valore dei risultati raggiunti dalle coop sociali di tipo B, quelle che si occupano di reinserimento sociale delle categorie più svantaggiate: disabili fisici e mentali soprattutto, ma anche tossicodipendenti e altre categorie svantaggiate a rischio di esclusione sociale. In Emilia-Romagna le cooperative di questo tipo legate a Legacoop sono 67. Producono stipendi per i loro addetti, e cercano di reinserirli dando loro lavoro. "Diamo una risposta alle fasce economiche a rischio, ancora più a rischio con la crisi – ha detto Alberani – la nostra è prevenzione di rischio sociale". In media in regione le coop sociali B impiegano più svantaggiati di quanto stabilisca la legge: "Lo sono quattro dipendenti ogni dieci, la legge dice un terzo. E’ una forma di impresa che ci vengono a studiare da tutto il mondo" ha aggiunto.

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