La riviera romagnola sistemata per le feste


RIMINI, 16 AGO. 2011 – Tremonti non più il divo Giulio nemmeno per gli imprenditori del turismo. Nella manovra agostana anti crisi c’è l’abolizioni dei ponti. E non si tratta della tanto fantasticata infrastruttura sullo stretto di Messina, bensì di quelle festività che consentono a milioni di italiani di allungare i weekend, concedendosi magari un soggiorno al mare. L’intenzione del governo è di accorpare alla domenica le feste non religiose, ovvero non concordatarie. Stiamo parlando dunque del 25 aprile, del primo maggio e del 2 giugno, tutte occasioni primaverili per brevi vacanze. Tra i primi a non voler essere sistemati per le feste sono gli operatori turistici romagnoli. Gli albergatori stanno valutando il modo di far sentire meglio la propria voce. In loro aiuto arriva l’assessore al turismo della Provincia di Rimini, che ha inviato al Coordinamento nazionale degli Assessori al turismo e alla cultura dell’Unione Province d’Italia (Upi), la proposta di "procedere unanimemente alla stesura di un emendamento al decreto legge 138 del 13 agosto. "Nello specifico – anticipa Galli – la proposta di emendamento che sottopongo all’Upi e ai colleghi assessori è quella della soppressione dell’articolo 1 comma 24, meglio conosciuto come ‘cancella ponti turistici’. La ragione della richiesta, molto evidente, è che tale comma non sia motivato da alcuna ragione o retroterra, sia economico che sociale o culturale. A fronte di un dubbio e nebuloso ‘incentivo al lavoro’ si penalizza un diritto che mette in moto un enorme motore economico diretto e indotto come quello turistico, vanto e risorsa ineguagliabile del Paese". "Non si capisce allora – conclude l’assessore riminese – perché ci si accanisca contro il consumo della vacanza, danneggiando gravemente un settore industriale tra i più produttivi e caratteristici d’Europa". Come dire, viva i ponti e abbasso Tremonti.

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