La Regione nella battaglia legale contro la Gelmini


BOLOGNA, 30 MAR. 2011 – Lottare contro la riforma Gelmini con le armi della legge. Seppur con un po’ di ritardo, e dopo essersi fatta pregare non poco, la Regione Emilia-Romagna dice che è giusto e doveroso provarci e si unisce così alla battaglia in corso al Tar del Lazio avente per oggetto la cosiddetta riforma delle scuole superiori. Il ricorso, avviato da quasi un anno, verte sull’illegittimità di alcune circolari inviate dal ministero della Pubblica Istruzione alle scuole prima che la riforma divenisse legge. Atti che in anticipo hanno modificato le iscrizioni alle prime classi e il numero di insegnanti da inserire negli organici. In poche parole: tagli di ore di lezione e di posti di lavoro, "messi avanti" con l’ipoteca che tanto la legge Gelmini sarebbe stata poi approvata (a suon di colpi di fiducia).L’apporto della Regione Emilia-Romagna al ricorso è stato approvato oggi a larga maggioranza in sede di Assemblea legislativa. A favore, con il centrosinistra, anche il Movimento Cinque Stelle, contrario il Pdl. La risoluzione votata era della Federazione della Sinistra e di Sinistra e Libertà-Verdi. Nel documento si chiede alla Giunta regionale di aderire formalmente a sostegno dei ricorrenti, come hanno già fatto le Province di Bologna, Pistoia, Cosenza, Vibo Valentia e i Comuni di Empoli, Castelfiorentino, Certaldo e altri soggetti come il Codacons.L’assessore all’Istruzione, Patrizio Bianchi, ha ribadito la contrarietà della Giunta regionale alla politica governativa dei tagli sulla scuola. "Recepisco il senso e il significato della risoluzione, che personalmente – ha detto – condivido. La posizione della Regione Emilia-Romagna è chiara ed è stata espressa con grande determinazione alla Conferenza Stato-Regioni dal presidente Errani. Il perno sostanziale su cui stiamo lavorando riguarda i poteri effettivi delle Regioni e lo spostamento a livello territoriale della gestione scolastica".Sulla legittimità delle circolari contro cui si ricorre il Tar del Lazio si è già pronunciato il luglio scorso. I decreti attuativi (tecnicamente si chiamano così) sotto la lente d’ingrandimento dei giudici sono stati ritenuti illegittimi. Nessuna sospensione però è arrivata circa gli effetti che tali atti hanno comportato. Il motivo è che i casi di danneggiamento che le circolari avevano provocato non erano stati documentati dai ricorrenti. Questi ultimi però, ora dicono di avere tutto pronto nei propri faldoni. Ci sono casi di docenti trasferiti lontano con aggravi di costi di trasporto notevoli, ore di lingua straniera inserite nel piano di studi ma poi fatte sparite oppure messe a pagamento il pomeriggio, scuole di piccoli comuni che sono state fatte chiudere.Il Tar del Lazio nelle prossime settimane dovrà confermare o meno, e in maniera definitiva, il precedente pronunciamento. In ballo non c’è solo il lavoro di tanti insegnanti (30 mila gli insegnanti tagliati quest’anno), ma anche il ripristino del normale iter democratico previsto per le leggi dello Stato.

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