La regione ancora in crisi. Banche e imprese lontane


BOLOGNA, 8 APR. 2013 – A parole l’intento è quello di "fare rete e lavorare insieme". Nei fatti, però, impresa e credito in Emilia-Romagna sembrano restare ancora su posizioni lontane. Una distanza ribadita anche dallo scambio di vedute tra il direttore regionale di Intesa San Paolo Adriano Maestri e il presidente di Confindustria Emilia Romagna Maurizio Marchesini durante la presentazione degli ultimi indicatori economici in Emilia-Romagna, tutti piuttosto scoraggianti: "Se il denaro non può essere restituito, non deve essere dato", ha spiegato il primo; "Siamo valutati solo dai bilanci e non dalla nostra storia", ha osservato il secondo. Sullo sfondo rimane la preoccupazione comune per una situazione economica ancora difficilissima: "Nel 2012 c’é stata un’ulteriore contrazione delle vendite, gli investimenti restano sospesi e manca fiducia nel futuro", ha sottolineato Marchesini, rimarcando come le previsioni ottimistiche di inizio anno siano state rapidamente smentite già nel primo trimestre. Il Pil in regione nel 2012 è calato del 2,2% e per quest’anno é previsto un nuovo segno meno dello 0,5%, rimandando il ritorno in positivo, +1,6%, solo al 2014, con l’alta probabilità che la stima sia rivista in peggio: "Siamo tornati agli anni novanta", è l’analisi di Carlo Alberto Roncarati, presidente regionale di Unioncamere, che prevede per il 2013 un -0,7% anche sul versante occupazionale. A ruota anche i dati del credito, elaborati dal Servizio Studi di Intesa San Paolo: il 2013 è iniziato con un -3,2% di prestiti a imprese e famiglie, in linea con il dato nazionale. "Riceviamo domande di ristrutturazione del debito e di cassa, che rendono più difficile il rimborso", ha spiegato Maestri, rimarcando l’aumento delle sofferenze: a giugno il tasso di ingresso delle imprese in questa situazione era del 3%. La stretta si fa sentire in tutta la Regione: a partire da Rimini dove i prestiti alle imprese sono crollati del 9,3%, poi Reggio Emilia (-7,7%), Parma (-6,5%), Piacenza (-5,3%), Modena (-3,1%), Forlì-Cesena (-2,8%) e Bologna (-2,3%). Stabili i dati di Ferrara e Ravenna (-0,5%). "Occorre un fronte comune tra banche e imprese per uscire dall’impasse", ha auspicato Maestri, puntando forte sui "contratti di rete e sui vantaggi dell’ internazionalizzazione". Ma, ha sottolineato Marchesini, "un terzo delle nostre aziende ha liquidità insufficienti e fare investimenti in questa situazione è difficile", anche perché "le banche diventano sempre più selettive". "Non possiamo prestare denaro a chi non può restituirlo", gli ha fatto eco Maestri, al quale Marchesini ha replicato: "Non valutateci solo per i bilanci, le nostre aziende sono storia, progetti e clientela". Ma, ha concluso ancora Maestri, "noi ci basiamo sui dati storici, noi abbiamo solo quelli. Allora le imprese mettano a disposizione la loro visione di insieme".E si è parlato anche del decreto per sbloccare i pagamenti della pubblica amministrazione alle aziende: un passo avanti, ma che ancora non convince gli industriali emiliano-romagnoli: "Tendenzialmente è meglio di qualche giorno fa, ma c’é ancora tanto da sistemare", ha spiegato Marchesini, secondo il quale il testo "é ancora troppo burocratizzato e ci sono troppi controlli, aleggia sempre il sospetto verso il privato". Marchesini ne ha parlato durante la presentazione degli ultimi dati economici regionali: "Se il decreto resta così, molte aziende andranno in difficoltà. Andrebbe introdotto il silenzio-assenso", ha sottolineato. Altro nodo i tempi: "Al momento sono immediatamente disponibili solo il 5% dei fondi, una cifra irrisoria", ha aggiunto Marchesini, ricordando che "moralmente non dovrebbe esistere che lo Stato non paghi, dando l’esempio contrario di quello che dovrebbe dare".

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