“La priorità è il lavoro”


RIMINI, 5 MAG. 2010 – Applausi e fischi stamattina al Palafiera di Rimini, dove è cominciato il XVI congresso nazionale della Cgil. Le prime file della platea erano piene di ospiti piuttosto importanti. Alcuni, come il segretario del Pd Pierluigi Bersani, il leader dell’Idv Antonio Di Pietro e l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, sono stati accolti in modo positivo. C’è chi, come il governatore della Puglia Nichi Vendola, ha ricevuto una vera propria ovazione. Ma anche chi si è preso qualche fischio, peraltro senza grande sorpresa. Si tratta infatti del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e dei leader di Cisl e Uil Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Accoglienza polemica, infine, anche nei confronti del governatore del Lazio ed ex numero uno Ugl Renata Polverini e dei vertici di Confindustria Emma Marcegaglia e Alberto Bombassei, presenti per la prima volta ad un’assise del più grande sindacato italiano.Nella sua relazione introduttiva, Guglielmo Epifani sceglie di rivolgersi prima di tutto a Cisl e Uil. Riconosce, che al momento, a separarli ci sono "divisioni profonde", ma "nel mezzo della crisi, quando si richiede un sindacato che sappia lottare e restare unito nell’interesse superiore dei lavoratori", serve intraprendere "un percorso che freni la completa lacerazione dei rapporti e dica su quali temi ricostruire un percorso di lavoro comune". "Avverto il bisogno di fermarci tutti a riflettere su queste divisioni – dice dunque il segretario – e pur avendo le mie certezze sulle responsabilità di questa deriva, penso che tocchi, ancora una volta, alla Cgil fare di più". Di qui un appello: "Proviamo a chiedere a tutti, a partire da noi, di discutere e condividere un percorso che freni la completa lacerazione dei rapporti e dica su quali terreni ricostruire un percorso di lavoro comune. Non dividiamoci più su questioni come la sicurezza del lavoro, la salute e l’ambiente o sulla condizione e i diritti dei migranti o sulle richieste dei pensionati e degli anziani. Proviamo insieme, almeno su questo, a tenere un profilo di rigore, di iniziativa e di proposta". Ma soprattutto, la Cgil intende lavorare "per riconquistare un modello condiviso" sulla contrattazione, ha annunciato Epifani. "Se sulla contrattazione si misura la scommessa di ricomposizione della rappresentanza, della sua unificazione, del recupero di un potere di controllo e intervento sulle condizioni concrete del lavoro e della prestazione lavorativa, dagli orari all’ambiente e alla sicurezza, non possiamo restare né subalterni né nell’angolo"."Se la Cisl e la Uil vogliono lealmente e realmente prendere in mano i problemi della democrazia sindacale, come hanno detto, noi siamo pronti a ricercare le ragioni e i contenuti di un accordo tra i sindacati partendo da quello che avevamo concordato" conclude quindi Epifani, che torna a condannare l’accordo separato. "E’ un atto di eccezionale gravità con precisa responsabilità del governo e di Confindustria, e di Cisl e Uil". Ma, aggiunge il leader della Cgil, "non ci siamo fermati, ci siamo rivolti ai lavoratori, fatto assemblee, raccolti milioni e milioni di firme, scioperato" Soprattutto, "non siamo rimasti sulla difensiva e contratto dopo contratto, dove è stato possibile, abbiamo provato a dimostrare che un’altra strada si doveva e poteva imboccare". E la strada da percorrere, secondo la Cgil, passa ora attraverso un "piano straordinario triennale per il lavoro e l’occupazione, che abbasserebbe la percentuale dei tassi reali di disoccupazione dal 10% del quarto trimestre 2010 al 7,5% del quarto trimestre 2013". Epifani lo chiede al governo, puntando a recuperare fino a 400 mila nuovi posti nella Pa e nella scuola e fino a 300 mila grazie a sgravi fiscali e crediti di imposta. Il lavoro e l’occupazione devono essere "il fondamento e l’obiettivo delle politiche industriali, fiscali e sociali" del Paese, sostiene il segretario indicando, con "dati precisi", le ricadute in termini di nuovi posti che il piano creerebbe in tre anni, a seconda dell’azione sulle componenti indicate; di cui "un terzo" nel Mezzogiorno. Fino a 300 mila – spiega il numero uno della Cgil – agendo su meccanismi di incentivazione come sgravi fiscali e crediti di imposta; fino a 400 mila nel pubblico impiego e nella scuola con lo sblocco "pieno" del turn over; 150 mila da investimenti pubblici e privati orientati a ricerca, sviluppo e innovazione; altri 150 mila se si allentasse, "con una flessibilità intelligente", il Patto di stabilità degli enti locali dando vita a "micro opere infrastrutturali" a livello comunale; 70 mila dalla cosiddetta green economy. "Una manovra di questa portata, con un terzo di nuova occupazione da creare nel Mezzogiorno e attenta al lavoro delle donne – aggiunge Epifani – abbasserebbe la percentuale dei tassi reali di disoccupazione dal 10% del quarto trimestre del 2010 al 7,5% del quarto trimestre del 2013".

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet