La precarietà spaventa anche i pensionati


BOLOGNA, 14 DIC. 2010 – Anche se sono in pensione, la precarietà li attanaglia. Il 70% degli ex artigiani italiani è preoccupato per una quotidianità sempre più piena di difficoltà, e quelli emiliano romagnoli non fanno certo eccezione. Per il 45% di loro, poi, l’assegno dell’Inps non basta ad arrivare a fine mese e per condurre una vecchiaia dignitosa. In 10 anni il quadro è decisamente cambiato in peggio: il 33% degli over 60 guarda al futuro con timore e vede avvicinarsi tempi ancora peggiori. A delineare questo quadro, ben poco rassicurante, è una ricerca di CNA sulle condizioni di vita dei pensionati realizzata da Swg. Il quadro generale che emerge dalla ricerca, che ha indagato aspetti economici ma anche socio-culturali, raffigura un processo di lento ma inesorabile depauperamento dell’universo dei pensionati, con una caduta non solo del potere di acquisto, ma anche con un mutamento del percepito esistenziale che incide profondamente sulle visioni e sui valori degli ultra sessantenni. Il 53% dei pensionati artigiani compresi tra i 60 e i 75 anni vive in una condizione di precarietà economica. “Rispetto a dieci anni fa – sottolinea Giovanni Giungi Presidente regionale di CNA Pensionati – anche in Emilia Romagna le condizioni sono nettamente peggiorate: se nel 2000 buona parte dei pensionati pensava di poter progettare con tranquillità gli anni delle propria “verde età”, a 10 anni di distanza a mantenere questa sicurezza è appena il 28% dei nostri associati (58.000 in regione)".  A rimanere stabile in questo ultimo decennio è il senso di insicurezza e di paura della criminalità: se nel 2000 questo timore coinvolgeva il 54% della popolazione anziana, oggi la quota si attesta intorno al 56%. Solo il 30% degli anziani però (contro il 35% della media della popolazione) ritiene gli immigrati responsabili dell’aumento dell’insicurezza nelle città.Come vivono oggi gli anziani in Emilia Romagna, una fascia in crescita, oggi pari al 22% della popolazione totale? Non certo bene, dato che il 42% deve fare i conti con pensioni mensili  al di sotto di 535 euro.Ma accanto alla condizione economica, ci sono anche le condizioni di salute, assistenza e sanità e qualità della vita. “Il welfare non si tocca” dicono i pensionati artigiani dell’Emilia Romagna, che evidenziano una situazione ondivaga per servizi di assistenza e sanità. In calo (meno della metà) chi ritiene superato l’intervento dello Stato nei servizi pubblici. Nella sanità c’è una frenata della spinta privatistica: se, nel 2000 poco più del 50% dei pensionati riteneva che le prestazioni sanitarie dovessero essere pubbliche, oggi la quota tra gli ex artigiani é volata all’81%.  “Ci sono forti preoccupazioni sulla qualità del welfare nei prossimi anni – spiega Beatrice Tragni, segretario regionale di CNA Pensionati – e riguardano le risorse di cui le Regioni potranno disporre. Il Fondo nazionale sanitario non è stato ancora ripartito tra le Regioni, ma dalla Finanziaria sappiamo che non ci sarà la prevista crescita del 2,5% come definito dal patto per la salute siglato col Governo. Il nostro timore è che possa determinarsi di un carico eccessivo sulle famiglie in termini di cura. Pur se in modo ancora limitato, sta crescendo in Emilia Romagna il numero delle persone non più totalmente sufficienti, come risulta  dall’aumento di famiglie che utilizza aiuti a domicilio, soprattutto badanti e personale a ore. "E’ importante, quindi- prosegue Tragni – che la Regione Emilia-Romagna abbia rifinanziato il Fondo regionale per la non autosufficienza, dotandolo di 487 milioni di euro”. Inoltre, per favorire ogni possibile intervento a favore di forme di non autosufficienza, CNA Pensionati Emilia Romagna ha deciso di sponsorizzare il “Progetto Memofilm” che, nell’ambito di nuove metodologie che integrano aspetti sanitari e aspetti sociali, sviluppa una video terapia attraverso la produzione di filmati rivolti ad interventi verso persone afflitte da forme di demenza senile, Alzheimer e patologie cerebrali.La ricerca di CNA evidenzia anche altri aspetti significativi. Tra questi, un processo di lento ma inesorabile depauperamento dell’universo dei pensionati con un mutamento del percepito esistenziale che incide profondamente sulle visioni e sui valori degli ultrasessantenni. L’Italia sta regredendo. Il giudizio dei pensionati è lapidario (lo pensa il 76%). La percezione di indebolimento del Paese, porta con sé anche un’altra sensazione: l’idea che l’Italia stia smarrendo il senso e la capacità di costruire il futuro. “A farne le spese – conclude Beatrice Tragni  – saranno soprattutto i giovani che si troveranno a vivere peggio e con minori garanzie”. I risultati della ricerca, unitamente a progetti e proposte di interventi in sicurezza, welfare, sanità e disabilità, sono stati presentati mercoledì 15 dicembre a Bologna nel corso dell’Assemblea annuale di CNA Pensionati che si terrà a Villa Gandolfi-Pallavicini, via Martelli, 22/24, alla quale sono intervenuti Teresa Marzocchi, Assessore alle politiche della Regione Emilia-Romagna ed Enzo Risso, Direttore di SWG e Paolo Govoni, presidente CNA Emilia Romagna.

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