La piastrella si incrina


14 GEN. 2009 – Passa un’ultimora di economia sulla Bbc e dice che un’industria svedese chiude e licenzia mille persone. Mille operai, quasi quanti quelli che licenzierà il gruppo Iris a Sassuolo. E’ uno stillicidio, ogni giorno i canali internazionali raccontano di fabbriche, gruppi, multinazionali che chiudono o tagliano posti di lavoro. Facendo anche nomi fino a ieri impensabili come Toyota e Sony. Quasi 800 persone senza lavoro a Sassuolo, scrive Edmondo Berselli su Repubblica, corrispondono alla chiusura della Fiat a Torino e – sempre secondo Berselli – preludono alla trasformazione di un pezzo del miracolo emiliano “in un cratere lunare”. Romano Minozzi, fondatore del gruppo Iris, annuncia la chiusura con l’epitaffio “è cominciata l’era glaciale”.Lavoratori e sindacati sono increduli, è un fulmine a ciel sereno, o a cielo ancora appena coperto. Le ragioni della richiesta di messa in liquidazione, secondo Minozzi, stanno tutte nelle cifre. Vendite a ottobre 2008: meno 44 per cento. A novembre: meno 54 per cento. A dicembre: meno 60 per cento. “Dovevo evitare la dissipazione del patrimonio aziendale”, che è anche il patrimonio familiare. Perché Iris comunque resta un caso un po’ a sé nel panorama delle piastrelle sassolesi. Tanto che Confindustria Ceramica (l’associazione che raggruppa le imprese del distretto e a cui Iris non ha mai aderito) si chiede perché “avremmo investito 320 milioni di euro in nuove tecnologie nel corso del 2008 (+6,1% rispetto al 2007), finalizzati a dotare le aziende di tecnologie in grado di innalzare la qualità dei prodotti”? Per Alfonso panzani, presidente di Confindustria Ceramica, la “piastrella Valley” reggiano-modenese non smobilita. Anche se lo choc Iris è stato forte. “Non è accettabile – aggiunge Panzani – che scelte aziendali individuali vengano giustificate con catastrofi settoriali. La situazione è difficile, ma la maggior parte delle imprese del settore si sta attrezzando per guardare con convinzione al futuro"."Ho dovuto compiere valutazioni economiche assai dure – risponde Minozzi al segretario della Cisl di Modena che gli aveva chiesto di non abdicare – ho dovuto prendere atto che la situazione generale, la crisi globale e quella particolare della società avevano ormai raggiunto un livello di gravità tale da non potersi più arginare".Dopo la crisi di Iris Ceramica, altri due stabilimenti del distretto hanno cessato l’attività produttiva. L’azienda "Tiles Project and logistic" di Scandiano, con 24 dipendenti, ha chiuso i battenti in questi giorni. La "Ariana industrie ceramiche" di Castellarano ha pure sospeso la produzione, per spostarla nel nuovo stabilimento del gruppo Abk a Solignano di Modena. Non c’è crisi immediata, ma 41 dipendenti andranno in cassa integrazione straordinaria e nel reggiano niente più piastrelle: continuerà soltanto l’attività di progettazione e commercializzazione con i propri marchi.Anche la politica si mobilita. "E’ una decisione gravissima" dice il deputato Pd Ivano Miglioli, della commissione Lavoro della Camera. E rincara: “Non sappiamo ancora quali siano le ragioni vere che hanno spinto la proprietà a decidere la chiusura degli stabilimenti. Certo è che un’impresa di queste dimensioni con bilanci in attivo negli ultimi anni non può, dall’oggi al domani, mettere a rischio 800 posti di lavoro senza darne conto. Esiste una responsabilità sociale dell’azienda nei confronti di lavoratori, comunità e istituzioni che in questi anni hanno sostenuto la crescita del tessuto produttivo. E non può costituire una giustificazione sufficiente – aggiunge il parlamentare – nemmeno l’insipienza di questo governo che, a differenza di quanto accade in tutte le altre democrazie occidentali, non è stato capace di mettere in campo strategie efficaci contro la crisi". L’assessore provinciale alle attività produttive Duccio Campagnoli spiega che nei prossimi giorni la Regione convocherà un tavolo con imprenditori e sindacati per firmare un “patto di comportamento virtuoso” per evitare altri choc come quello della Iris.

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