La paura di dover essere badante


BOLOGNA, 7 LUG 2009 – Salutare i propri figli, lasciare la propria vita e i propri cari, indebitarsi fino al collo con persone prive di scrupoli e partire verso un Paese, una lingua e un popolo sconosciuti. E poi, una volta arrivati, vivere nella paura. Di queste storie Don Andriy Zhyburskyy potrebbe raccontarne molte, tutte diverse e tutte uguali. Don Andriy è il cappellano per gli ucraini greco-cattolici di Bologna. Nella magnifica cripta della Chiesa di Santa Maria del Suffragio ogni settimana celebra la Santa Messa davanti a qualche centinaio di fedeli. “Sono 2.000 i miei connazionali residenti a Bologna che hanno il permesso di soggiorno”, ci spiega.Una comunità giovane, quella ucraina bolognese, fondata sei anni fa dal cappellano precedente e passata alle cure di Don Andriy. La sua, però, non può essere un’attività solamente pastorale. “La Chiesa non può limitarsi alla Messa della domenica” ci dice. “Certo, le persone vengono qui per coltivare la loro fede, ma noi dobbiamo fare molto di più. Hanno spesso bisogno di cose concrete, di un lavoro, di un posto dove stare. A volte possiamo solo dare un conforto, altre possiamo anche fare molto di più. Una volta una donna disperata venne a chiedermi se potessi trovarle un lavoro. Non era neanche uscita dalla Chiesa che arrivò un uomo italiano a chiedermi di consigliargli una persona per badare a sua madre, che era caduta. Dissi loro che era stata la Provvidenza a farli incontrare. Il punto di riferimento, per gli uni e per gli altri, è la Chiesa”.La paura di rimanere senza lavoro non è che la prima di molte paure, che si sommano e che tutte insieme scandiscono la vita di queste persone. “Quando arrivano sono sole, non hanno un posto dove stare, non hanno un lavoro e non conoscono la lingua. Ma anche dopo, quando finalmente riescono a regolarizzarsi, per loro non c’è sicurezza sul domani. In Ucraina avevano studiato, erano avvocati, professionisti. Qui sono badanti, e al massimo riescono, dopo qualche anno, a farsi pagare a ore, invece che con un fisso. Così magari riescono anche ad avere una vita privata”.E poi la casa. “Vivono pagando affitti molto alti. Spesso sono gli stessi connazionali che sono venuti qui prima che gli sub-affittano la loro casa. Vengono sfruttati, e non hanno alternativa. Soprattutto adesso che anche gli italiani hanno paura”. Sì, perché con la legge in materia di sicurezza approvata dal governo, un italiano che affitti un locale a un immigrato irregolare al momento della stipula del contratto rischia la galera e la confisca del locale. “Chi è arrivato qui illegalmente di solito si è indebitato per migliaia di euro. Anche volendo, se dovessero perdere il lavoro, non potrebbero tornare a casa, non riuscirebbero mai a saldare il debito. Piuttosto si rivolgeranno a connazionali senza scrupoli, o finiranno nelle baracche”.La paura colpisce direttamente anche ciò di buono è stato fatto, in passato, dalle tante comunità come quella bolognese di Don Andryi. “Abbiamo messo in piedi un gruppo di ascolto, per venire incontro ai timori dei nostri fedeli. Poco tempo fa, un ucraino, ricoverato in ospedale, è stato dimesso ed è morto di lì a poco. I Carabinieri, indagando sulle sue ultime ore, hanno visto che aveva chiamato spesso una donna che partecipava al nostro gruppo di ascolto. Lei, in Italia irregolarmente, ha perso il sonno. Si è isolata, ha smesso di frequentare la Chiesa, perché non voleva creare problemi a me, e temeva per la famiglia che la ospitava. La nostra comunità si stava integrando. Molte persone che vengono alle nostre funzioni hanno cominciato ad andare anche a quelle delle parrocchie di rito romano. Con leggi come questa, il governo rischia di creare dei clan, chiusi verso l’esterno”. Don Andryi stenta a capire il senso di questa situazione. Gli chiediamo se crede che i suoi fedeli preferiscano, nonostante tutto, rimanere. “Quasi tutti vorrebbero rimanere, ma sanno di non poterlo fare. Quando non saranno più in grado di lavorare, non avranno una pensione, non avranno una casa loro, spesso avranno ancora i figli in Ucraina”. I ricongiungimenti, infatti, non sono affatto così semplici. “Lo Stato impone (con la legge Bossi-Fini, ndr) che gli immigrati regolari vivano in appartamenti grandi per poter ricongiungere i cari, ma fanno già fatica a pagare i loro alloggi. Ci devono essere diverse stanze e tutto il resto. Ma queste persone sono soltanto madri che vogliono avere accanto i propri figli, non vogliono avere tanto spazio, il loro bambino lo farebbero dormire nel loro stesso letto”.Ora molte voci, seppur tardive, chiedono una sanatoria per gli immigrati irregolari che lavorano già nel nostro territorio, soprattutto per le badanti domestiche. Don Andryi ci spera: “Il 90% dei miei fedeli fa questo mestiere qui, in Italia. Regolarizzarli, o se non tutti almeno una parte, sarebbe certo un passo avanti”.Nel salutare Don Andryi gli facciamo una domanda ingenua: che cosa chiedono i suoi fedeli all’Italia. Dopo averci pensato, lui ci risponde: “Vogliono solo stabilità, vogliono che i loro figli non soffrano quello che hanno dovuto soffrire loro”.

Riproduzione riservata © 2016 viaEmilianet