La ‘ndrangheta sul grande fiume


© Telereggio22 FEB. 2012 – Peppone e ‘ndrangheta: un’inchiesta firmata da Giovanni Tizian e pubblicata da L’Espresso ha riportato l’attenzione sulla presenza della criminalità organizzata a Brescello e, più in generale, nella Bassa reggiana. Il giornalista della Gazzetta di Modena, che da qualche mese vive sotto scorta per le minacce ricevute, ha acceso i riflettori in particolare su due personaggi. Vediamo chi è il primo. Si chiama Francesco Grande Aracri. E’ nato a Cutro 58 anni fa, ma da lungo tempo vive e risiede a Brescello. Fu arrestato il 21 febbraio 2003 nell’ambito dell’operazione Edilpiovra. E’ a Brescello che i carabinieri, su ordine della Procura generale presso la Corte d’appello di Bologna, lo vennero a prendere il 22 ottobre 2008 per fargli scontare una condanna a 3 anni e 6 mesi per associazione mafiosa. Ed è sempre qui a Brescello che è tornato dopo essere uscito dal carcere.Francesco Grande Aracri è uno dei fratelli del boss della ‘ndrangheta Nicolino. Ma non è, per così dire, solo un fratello. Saldati i conti con la giustizia, lavora alla Euro Grande Costruzioni, l’impresa di famiglia che ha sede in strada Breda Vignazzi. Tuttavia, nella relazione consegnata il 28 settembre 2010 alla Commissione parlamentare antimafia dal Prefetto di Reggio Antonella De Miro, il fratello di ‘Mano di gomma’ veniva indicato come il ‘referente’ della cosca Grande Aracri nella nostra provincia. Già perchè, come si legge in quel documento, nonostante la detenzione del boss, ‘la cosca continua ad operare soprattutto nei piccoli centri della Bassa (in primis Brescello e Gualtieri), ma anche a Reggio, Bibbiano e Montecchio’.Un’operatività che, secondo gli inquirenti, è fatta anche di fatture false, usura e taglieggiamenti. I settori di attività sono quelli classici: edilizia e trasporti. ‘Ma negli ultimi tempi – si legge nella relazione del Prefetto – Francesco Grande Aracri, molto verosimilmente su indicazione del fratello detenuto Nicolino, ha indirizzato i propri interessi anche nella gestione di locali notturni insieme alla famiglia Muto’ di Gualtieri. Il figlio di Francesco, Salvatore Grande Aracri, veniva considerato ‘il gestore occulto’ della discoteca Italghisa. Arrestato il 18 giugno 2009 per il ritrovamento all’interno del locale di cartucce calibro 12 a pallettoni e di 50 grammi di cocaina, un anno fa il 25enne nipote del boss è stato assolto perché il fatto non sussiste. Ma gli inquirenti ritengono comunque che l’Italghisa ‘possa essere stato utilizzato come paravento per riciclare denaro di provenienza illecita […] nonchè come luogo di ritrovo di affiliati della cosca provenienti dalla Calabria’.Per Salvatore Grande Aracri, i guai con la giustizia non sono finiti con l’assoluzione del febbraio 2011. Un anno prima era stato arrestato su richiesta della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro insieme allo zio Ernesto e ad altri 10 presunti appartenenti alla cosca per un giro di estorsioni ai danni di imprenditori.

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