La morte dei festival?


BOLOGNA, 11 MAR. 2009 – Ormai sono più di 1200 ogni anno, l’Italia li ha scoperti circa un decennio fa e se n’è innamorata. Sono i festival culturali, una via di mezzo tra la vetrina e lo spazio di approfondimento. Manifestazioni costruite attorno ad una particolare disciplina, che ne attirano gli esperti ma anche i curiosi e che, a volte, riescono a fare la fortuna delle città che le ospitano. Perchè eventi di questo tipo, se ben organizzati, sono capaci di integrarsi perfettamente con la città e chi la abita, creando un movimento di persone e affari più intenso rispetto al resto dell’anno. Un nuovo format insomma, in cui la dimensione spettacolare della cultura convive con quella strutturale.Ora però, in tempo di crisi, anche i festival risentono dei tagli di cui è vittima l’intero settore culturale. Drastiche riduzioni di budget mettono in dubbio la sopravvivenza di manifestazioni già avviate e precludono la partenza di nuovi progetti in tutto il Paese. E l’Emilia-Romagna non fa eccezione.A Bologna, per esempio, è morto sul nascere il Festival della Politica in programma nel prossimo novembre. Partito da un’idea dell’editore Giuseppe Laterza, l’appuntamento è stato in effetti accompagnato da mille polemiche fin dal suo annuncio. Lo stesso Mulino, istituzione cittadina nel campo dell’editoria, sembrava voler ostacolare l’evento, non avendo la possibilità di organizzarlo direttamente. Ma le numerose adesioni e dichiarazioni di disponibilità arrivate nei giorni a seguire e le indubbie opportunità di cui la città avrebbe potuto beneficiare attraverso il festival hanno contribuito a mettere in modo la macchina. Solo che, ieri, Laterza ha diffuso un comunicato in cui ha formalizzato la cancellazione del progetto. Una scelta che si è resa necessaria lunedì scorso, dopo l’invio di una lettera da parte della Fondazione Carisbo. Il presidente Fabio Roversi-Monaco, che avrebbe dovuto sostenere la manifestazione con un contributo di un milione di euro, ha infatti annunciato la volontà di recedere "dall´impegno assunto" per "motivi legati alla crisi di liquidità, in conseguenza della congiuntura economica". Precisando di non aver ancora firmato un accordo scritto, Monaco ha spiegato che il festival "è una idea bella e nella quale continuiamo a credere, ma va sostenuta nelle condizioni adeguate. E noi ora non siamo nelle condizioni di poter affrontare un investimento così alto".   "Ci dispiace per l´occasione perduta – ha commentato Giuseppe Laterza – Ma continueremo a perseguire il progetto di un Festival della Politica augurandoci tempi migliori". Difficilmente, però, la sede prescelta sarà ancora Bologna. Anche perchè Paolo Pombeni, direttore designato del festival assieme a Giuliano Amato, ha congedato l’editore barese con dichiarazioni piuttosto polemiche. "Laterza voleva a tutti i costi il festival entro quest´anno o i primi mesi del 2010 – ha detto Pombeni -: se lui è in grado di far risalire le Borse ai livelli di un anno fa, gliene facciamo fare tre di festival".Ed è stata proprio la crisi finanziaria a scatenare una serie di polemiche che hanno messo in serio pericolo la realizzazione del prossimo Festival della Filosofia di Modena, un appuntamento che nelle passate edizioni aveva registrato un grande successo di critica e di pubblico."In tempi di crisi economica, le richieste della direttrice erano troppo esose". Così i soci della Fondazione Collegio San Carlo, responsabile dell’organizzazione del festival, hanno annunciato a fine gennaio la sostituzione di Michelina Borsari, che aveva appena abbandonato l’incarico perchè non c’erano "le condizioni finanziarie né di fiducia per proseguire". Un avvicendamento che non è affatto piaciuto al comitato scientifico della fondazione, che, a sua volta, ha immediatamente rassegnato le dimissioni. Un vero e proprio terremoto insomma, che si è placato solo con l’intervento del sindaco Giorgio Pighi. Il 26 febbraio, infatti, il primo cittadino ha messo d’accordo i filosofi dissidenti e le amministrazioni coinvolte nella manifestazione affidando il Festival ad un ente autonomo, probabilmente un’associazione, sotto la direzione scientifica di Michelina Borsari e con il coordinamento di Remo Bodei. In tempi di magra, si sa, il settore culturale è il primo ad essere sacrificato. E’ legittimo quindi chiedersi se il festival riuscirà a sopravvivere a questa crisi, che fa paura più di tutte le altre. C’è il rischio che perfino il Festival della Letteratura di Mantova, il decano degli apputamenti tematici, possa ben presto risentire del declino dell’editoria, sempre più massacrata dai tagli. Naturalmente, dover concentrare in pochi giorni una serie di iniziative e di incontri che prevedono la partecipazione di personaggi illustri è dispendioso. Ma è importante difendere quelle manifestazioni che hanno veramente qualcosa da dire e che sono capaci di coniugare la dimensione dell’evento con la nascita di strutture permanenti che abbiano una ricaduta sull’economia del territorio. Se la si pensa in questi termini, può essere una valida ricetta anti-crisi. O no?

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