“La Manodori cambi strategia”


© TelereggioREGGIO EMILIA, 17 GEN. 2011 – "Stanno venendo al pettine alcuni nodi, in particolare l’impossibilità di tenere insieme il ruolo di un ente di beneficenza ed erogazione con il suo essere azionista di riferimento di una banca". Le ultime, tribolatissime giornate della Fondazione Manodori approdano in Sala del Tricolore. Il partito di maggioranza, per iniziativa del suo capogruppo Luca Vecchi, presenta un ordine del giorno con richiesta di trattazione urgente. E la richiesta viene accolta dal Consiglio comunale."La Fondazione – si legge nel documento, sottoscritto anche da Sel – vive una fase difficile e delicata della propria storia. In parte per ragioni di contesto generale dovute alla drammatica situazione economica e finanziaria dei mercati, in parte per scelte – la cui responsabilità ricade principalmente sulla precedente gestione – eccessivamente proiettate verso la concentrazione di patrimonio in quota al titolo Unicredit."Alla luce della vicenda della ricapitalizzazione di Unicredit, del crollo del valore del titolo e della preoccupante erosione del patrimonio della Fondazione, il Pd mette nero su bianco le sue critiche e le sue domande. "Chiediamo di capire – spiega Luca Vecchi in un’intervista a Telereggio – se vi sia una strategia di diversificazione patrimoniale che riduca la concentrazione del rischio; chiediamo di capire quali siano le prospettive delle erogazioni sul territorio, fino ad oggi garantite ma sempre più in difficoltà; chiediamo di capire se il percorso di riforma dello statuto della Fondazione possa andare avanti e arrivare in porto, così da superare taluni aspetti di autoreferenzialità, in particolare per quanto riguarda il sistema di nomina per cooptazione. Occorre rendere lo statuto più aperto e rappresentativo degli interessi della comunità".Il Partito democratico non chiede le dimissioni dei vertici di Palazzo del Monte, "restiamo al merito – dice il capogruppo Pd – nel rispetto dell’autonomia della Manodori e del suo ruolo", ma chiede la disponibilità del presidente Gianni Borghi per un’audizione del Consiglio generale della Fondazione in Commissione consiliare, per consentire all’assemblea elettiva più importante della città "una maggiore capacità di approfondimento dei programmi della Fondazione".

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