La mamma di Tommy: “No all’accanimento per mio marito”


PARMA, 1 FEB. 2009 – La mamma del piccolo Tommaso Onofri, ucciso a Parma nel 2006, non vuole che il marito Paolo, in coma da cinque mesi dopo un infarto, viva lo stesso dramma di Eluana e chiede che per l’uomo non ci sia accanimento terapeutico. Paola Pellinghelli lo ha detto in un’intervista a Gente, in edicola domani, e di cui è stata data una anticipazione. "Mio marito non avrebbe mai voluto andare avanti solo grazie ai medici, ai respiratori automatici e alle sonde di nutrizione. Me lo ha detto lui stesso con estrema chiarezza qualche tempo prima di sentirsi male. E neanche io accetterei l’accanimento terapeutico. Continuo, però, a sperare nel miracolo della sua guarigione – ha precisato – e non vorrei davvero trovarmi un giorno a decidere se staccare o no la spina della sua sopravvivenza artificiale". Ricordando che la situazione di Onofri è diversa da quella di Eluana, la donna ha detto di poter ancora sperare: "ben venga ogni cura che aiuti Paolo in questo suo difficile percorso sanitario. I medici sono convinti che sia ancora troppo presto per una diagnosi che tolga ogni speranza. Solo se subentrasse qualcosa di grave, un peggioramento seguito da un tentativo terapeutico più drastico per rianimarlo, il mio atteggiamento cambierebbe".

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