La lunga notte bolognese


BOLOGNA, 9 GIU. 2009 – "Roba da non crederci", ripeteva un anziano signore bolognese alle due di notte nel cortile di Palazzo d’Accursio. Che per il capoluogo emiliano-romagnolo quella di ieri sarebbe stata una giornata di attesa e sofferenza era assolutamente previsto. Dalle urne sarebbe dovuto infatti uscire il nome del nuovo sindaco e, dopo mesi di chiacchiere, polemiche e battibecchi, le previsioni della vigilia erano molto confuse. Ma nessuno aveva messo in conto di dover aspettare l’alba per capire che niente era stato ancora deciso. Sopratutto perchè fino all’una e un quarto di notte Bologna era convinta di aver sbrigato la pratica al primo turno e di poter dare un volto al successore di Sergio Cofferati.La giornata al cardiopalma sotto le Due Torri si è invece conclusa alle tre di mattina con l’annuncio del ballottaggio tra il candidato sindaco del centrosinistra Flavio Delbono, che per ore durante lo spoglio è stato stabile al di sopra del 50% ma alla fine si è assestato al 49,4%, e quello del Pdl Alfredo Cazzola, che ha doppiato il suo rivale Giorgio Guazzaloca raccogliendo il 29,1% delle preferenze.I giochi si sono aperti, piuttosto a rilento, alle 2 del pomeriggio. Per primi sono arrivati i dati relativi alle provinciali e si è da subito delineata una situazione piuttosto definita e favorevole alla candidata del centrosinistra, Beatrice Draghetti, che puntava al secondo mandato. Partita da una percentuale superiore al 60%, si è poi assestata intorno al 57-58 e da lì non si è più mossa. L’ufficialità è arrivata solo in serata e ha decretato la sua riconferma con il 57,3% dei voti.La Draghetti ha atteso i risultati nel circolo Galvani del Partito Democratico. Era piuttosto tranquilla, mangiava ciliegie portate dai suoi sostenitori e si intratteneva con le signore del quartiere, che in questi ultimi mesi sono passate ogni mattina davanti al comitato elettorale di via Orfeo e che ormai si considerano sue amiche. "Forse vinco", diceva con sorriso a chi entrava dalla porta e chiedeva informazioni: la stessa espressione radiosa che campeggiava sui suoi manifesti elettorali in giro per la città e che non l’hai mai abbandonata per l’intero pomeriggio. Raggiunta la metà delle sezioni scrutinate, e un buon margine di sicurezza nei confronti dell’avversario Enzo Raisi, la presidente ha cominciato il giro di rito nei salotti allestiti per l’occasione dalle televisioni locali. Prima però ha incontrato i giornalisti e si è detta "molto contenta" di come si stavano mettendo le cose, "per niente preoccupata, se non per le situazioni più delicate in altre province della Regione e per l’astensionismo registato in questa tornata elettorale".Archiviata senza fatica la pratica provinciale, l’attenzione si è quindi spostata sul Comune. Che la partita sarebbe stata molto più aperta, lo si è capito subito entrando nel comitato di Flavio Delbono. I dati si sono fatti attendere, ma quando sono usciti hanno fatto ben sperare. Il candidato del Pd viaggiava intorno al 52% e tra giornalisti c’era chi azzardava: "anche quest’anno chiudiamo presto, come nel 2004 con Cofferati". L’attesa però si è allugata, lo spoglio è diventato molto lento e il margine sul 50% troppo risicato per sbilanciarsi. Si spiega così l’assenza del candidato e del suo staff: nessuno si è presentato, sono arrivati solo il cantante-candidato Andrea Mingardi e il comico Vito, e a farla da padrone sono stati quindi i cronisti. Mentre qualcuno di loro scendeva per strada in cerca di quella che è diventata una cena improvvisata ma condivisa, altri analizzavano lo scenario politico che andava delinandosi. Ha sorpreso il risultato del candidato di Beppe Grillo Giovanni Favia, che superando il 3% "rischiava" essere eletto consigliere. "Bene, almeno è una faccia nuova", è stato uno dei commenti. "Attenzione però – è stato fatto notare – toglie voti all’Italia dei Valori, che è in coalizione con Delbono".Nel cortile di Palazzo d’Accursio, intanto, cominciavano a convergere gruppi di persone. Studenti in bicicletta, padroni di cani che hanno deciso di allungare un po’ la consueta passeggiata serale, coppie che arrivavano unite e poi si separavano: lui raggiungeva i suoi amici e lei si univa alle sue. Molti hanno portato una bandiera del Pd, con l’intento di presidiare la sede storica del Comune ed evitare che potesse nuovamente passare "in mani nemiche".Alle undici c’era tanta gente, si faceva quasi fatica a passare. Tutti erano rivolti verso il grande schermo che trasmetteva in tempo reale il risultato dello spoglio elettorale. C’erano anche facce note come Libero Mancuso, assessore con Cofferati e candidato al Consiglio comunale con Sinistra per Bologna, e Valerio Monteventi, il candidato sindaco di Bologna Città Libera che – dopo aver raggiunto un deludente 1,6% – se ne stava un po’ defilato. Il conteggio dei voti procedeva lentamente ma senza nessun cambiamento rilevante, tanto che qualcuno ha cominciato ad andare a casa vinto dal sonno e ha dato appuntamento agli amici per la festa in piazza già programmata per l’indomani sera.In pochi però si sono accorti che la percentuale si stava lentamente abbassando. Si trattava di differenze minime riscontrabili ad ogni aggiornamento, ma che non accennavano ad arrestarsi. Il sospetto di non riuscire a chiudere la pratica in serata è arrivato appena dopo la mezzanotte, quando il cortile era ormai pieno solo a metà. Flavio Delbono è sceso sotto il 51%, mancavano ancora un centinaio di sezioni da scrutinare ma girava voce che fossero tutte in centro, nei quariteri più ostici. Lo scrutinio era infatti cominciato dalla periferia, dove il centrosinistra conserva un margine di vantaggio piuttosto consistente, e solo dopo ha interessato la parte della città più vicina al centrodestra.Lo spettro del ballottaggio si è materializzato all’una e 16 minuti, quando il candidato del Pd è arrivato al 49,96%. La tensione si è alzata e si è persino sfiorata la rissa con i grillini, giunti a festeggiare l’exploit del loro uomo. Chi scendeva dai piani alti non portava buone notizie: i seggi da scrutinare erano nei quartieri Santo Stefano e Saragozza, regni della borghesia. La percentuale, infatti, è continuata a diminuire e si è fermata al 49,4%. Chi è rimasto fino alla fine è tornato a casa con la bandiera arrotolata e la faccia triste, proprio mentre i camion della nettezza urbana ripulivano Piazza Maggiore. Stanotte non si è festeggiato, se ne riparlerà tra due settimane.

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